Dedicato a tutti gli Emmanuel

IMG_6124Succede a Siracusa pochi giorni fa: alcuni giovani Nigeriani raccontano di compagni di viaggio gettati in Libia dal quarto piano di un edificio perché non in grado di poter pagare il necessario per la tratta della salvezza; per attraversare quel fazzoletto di mare che segna il discrimine tra la morte e la speranza della vita.

Emmanuel – nome e personaggio di fantasia – vola. E’ gettato nel vuoto. Sulla soglia della finestra pensa al traffico impressionante tra il residence in cui dormiva e il politecnico. Andare a lezione ? Un inferno. L’Africa non è facile di suo: con gli esami e le classi affollatissime ancora di più. Ogni mattina è la stessa routine: si legge qualche salmo, esci dalla stanza con Jacob (che sogna di progettare il marchio d’auto che farà concorrenza a quelli europei e americani), ti aggrappi sul pulmino (un balzo) e sei dentro. Chiedi la fermata e scendi – dopo aver pagato per l’ennesima volta per Jacob. Entri a lezione, un mare di gente: Innocent, Lucky, Princess e tutti gli amici sono lì. Su: al quarto piano.

Il professore si asciuga la fronte, parla a voce alta, butta fuori qualcuno. E’ una lezione.

Il giorno dopo stessa routine. Però succede che il cellulare squilla e a Maiduguri (o Yerwa in lingua kanuri) capitale dello stato federale di Borno 15 persone perdono la vita in un attentato. Emmanuel non entra a lezione, non vede un mare di gente: Innocent, Lucky, Princess e tutti gli amici non li vede. Jacob sta zitto perché l’unica cosa vera che vorrebbe progettare è la pace.

Il professore si asciuga la fronte, parla a voce alta, butta fuori qualcuno ma non Emmanuel. E’ rimasto solo per un attentato.

Torna a casa, nella sua casetta che sta giù: al terzo piano.

Sulla soglia della porta di casa Emmanuel pensa a Boko Aram: impressionante. Andare a Maiduguri ? Un inferno. Impossibile se non si vuole morire. La Nigeria ultimamente non è facile: con gli attentati e i rapimenti ancora di più. Ogni mattina è la stessa routine: si legge qualche salmo in qualche Chiesa per invocare la protezione dalle violenza; si sente qualche giornale; ti aggrappi alla speranza che gli attentati finiscono e inviti i cugini rimasti a stare dentro.

Questa volta però hai perso il pulmino. Chiedi della fermata a quello dopo e scendi – con la fortuna di non aver pagato per Jacob. Non entri a lezione, un mare di sangue: Innocent, Lucky, Princess e tutti gli amici saranno lì. Il poliziotto si asciuga la fronte, grida a voce alta, butta fuori tutti. Emmanuel è rimasto solo per il secondo attentato.

“Degli spari – gli raccontano – venivano da dentro il politecnico esattamente dall’aula al piano di sotto”. Innocent, Lucky, Princess e tutti gli amici erano lì e Jacob insieme a loro sta zitto, per sempre, giù: al secondo piano.

Sulla soglia della porta dell’autobus Emmanuel pensa a quando era piccolo: impressionante. Andare a Maiduguri ? Un gioco. Beccare una festa in famigli lì era facile: con i matrimoni e i battesimi ancora di più. Ogni occasione la stessa routine: si legge qualche salmo in qualche Chiesa per invocare la protezione sugli sposi o sul battezzato; si va da qualche zio a mangiare; ti aggrappi alla speranza che i parenti saranno buoni e inviti i cugini rimasti dietro a stare dentro.

Con i soldi di quelle feste Emmanuel è scappato, quei soldi che avrebbero pagato la retta di fine semestre in quell’ufficio con un odiosa e rumorosa ventola sul tetto che dopo ore di attesa era snervante. Sì, impossibile sbagliare. Era la saletta in fondo a destra, giù: al primo piano.

A Siracusa dei giovani Nigeriani hanno raccontato, pochi giorni fa, che Emmanuel aveva un fazzoletto in tasca. Gli è volato. Era sporco del sudore della strada tra il residence e il luogo in cui studiava; delle lacrime per l’attentato a Maiduguri e poi al politecnico; delle lacrime e del sudore prima di partire sulla frontiera tra la Nigeria e il Niger.

In Libia il fazzoletto (di mare) di Emmanuel – nome e personaggio di fantasia –, pieno di ricordi di vita e di gente che non c’era più, vola. Giù: terzo piano, secondo piano, primo piano.  E’ scivolato via dalla tasca nel vuoto insieme alla speranza della vita.

Dedicato a tutti gli Emmanuel.

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