Chi odia online. Il global hate speech secondo Mario Giro

Per capire da dove nasce l’hate speech, il discorso d’odio, bisogna rispondere ad una domanda apparentemente semplice: “cos’è la società?”. Con queste parole, Mario Giro, ex viceministro degli Esteri, introduce il webinar “Global Hate speech – Fuori e dentro la rete”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito del Progetto “Social Hosting Hub”, vincitore della Google.org Impact Challenge sulla sicurezza, di cui Sant’Egidio è partner.

Una società liquida e sola?

“Una società è forte quando è sicura dei valori che la formano, ma anche quando è tenuta insieme dalle reti sociali che la innervano. Negli ultimi anni, però, questo tessuto connettivo, formato da associazioni, reti solidali, partiti ed altre realtà, si è sfilacciato. Siamo di fronte ad una società liquida, come diceva il sociologo Bauman”. Secondo il Professor Giro, infatti, non si tratta di stabilire se sia meglio la visione collettiva del passato o quella individualista di questo periodo storico, ma di capire lo spaesamento che stiamo vivendo e che produce paura. “Il virtuale ha preso il posto del collettivo e forse in questa società più “gassosa” siamo più liberi, ma siamo sicuramente più soli”. E l’uomo isolato – o solo davanti ad uno schermo – è più facile da convincere di chi fa, invece, esperienza di vita collettiva ed è, quindi, più aperto al confronto, sostiene Giro.

 Tutto ciò che è straniero fa paura

Il legame sociale che si spezza provoca lo spaesamento – amplificato dal lockdown – e questo produce paura, che a sua volta si alimenta dell’incomunicabilità, del pregiudizio e del sospetto. Tutto fa paura in una società liquida: la paura richiede, infatti, degli obiettivi su cui scaricare l’odio, mentre questo ha bisogno della spaventosità degli obiettivi come ragion d’essere. La paura, diceva Bauman, non può riversarsi sulle vere cause (non ama, infatti, il ragionamento) e questo crea odio generalizzato. Ecco perché ce la prendiamo con le mascherine, con il vaccino, con i migranti…Abbiamo paura di tutto ciò che è “straniero”, che aggredisce il nostro stile di vita, ma possiamo anche dimenticarcene all’istante, ricorda Mario Giro. In Italia, prima ce la siamo presa con gli Albanesi, poi con i Rumeni, poi è stato il turno degli immigrati in generale…

Il ruolo della Scuola 

Qual è allora il ruolo della scuola, degli insegnanti e dei ragazzi? Dobbiamo tenere presente che, le vecchie generazioni non riescono a comunicare con le nuove sin dall’alba dei tempi – fa notare il Professor Giro. Questo perché vedono il mondo in un modo diverso. C’è anche da dire, poi, che vi è questa diffusa convinzione per la quale negli anni ’60 si stava meglio: in realtà, l’Italia di oggi non ha nulla da invidiare a quella di sessant’anni fa. L’unica differenza è che, allora, si aveva speranza nel futuro, oggi non più. Gli insegnanti e la scuola, quindi devono avere il compito di rassicurare; da questa insicurezza e sfiducia, infatti, dipendono molti dei problemi che stiamo vivendo, incluso il discorso d’odio, l’hate speech.

Osservare gli ultimi per comprendere il futuro

Infine – conclude il professor Giro – dobbiamo saper osservare gli ultimi della società: da come li trattiamo si può capire la salute della nostra società: se i legami sociali si spezzano, infatti, chi non ha diritti ne otterrà ancora meno e verrà anche accusato di essere un peso per la società. Siamo passati dalla “difesa dei poveri alla “difesa dai poveri”; chi parte dai poveri, “comprende ciò che presto accade a tutti”. Da questa attenzione agli ultimi, dipende quindi il futuro della nostra società.

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