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Troviamo il modo per non lasciare soli gli anziani. La voce di Giovani per la Pace del Nord Est

Con i Giovani per la Pace diffondiamo la solidarietà in diversi modi. Anche prima del Covid-19 ci preoccupavamo degli anziani, ma la pandemia ci ha dato un motivo in più per occuparci di loro con più passione e dedizione, perché corrono il rischio di essere vittime di una sanità selettiva. Nell’emergenza, a causa del gran numero di contagiati, si è data maggior importanza ad altre vite, come se la vita degli anziani fosse una preoccupazione di poco conto. La vita di tutti è importante. Con l’appello “Senza anziani non c’è futuro”, rivolto a tutti (cittadini, istituzioni, ragazzi…) vogliamo dire che la vita degli anziani non occupa una posizione secondaria. Anche se non sono nostri nonni, zii o parenti, ci preoccupa la “scelta” di una società che scarta gli anziani di lasciarli dimenticati e abbandonati. Le risorse del Paese devono essere utilizzate per salvare il maggior numero possibile di vite, anziane e giovani. L’età avanzata e le eventuali patologie non giustificano questa sorta di scelta. Non ci possiamo rassegnare a tutto ciò. Salviamo i nostri anziani!
Lo diciamo con le parole di Mattia e Alice, due Giovani per la Pace del Nord Italia che visitano da tanto tempo gli anziani negli istituti e nelle loro case e che, pur cambiando le abitudini e le norme da osservare per via del coronavirus, hanno trovato modi per non lasciar soli gli anziani, come da migliori amici (anzi, gli anziani li considerano come figli e nipoti!)

Quando ho iniziato a fare volontariato, ho conosciuto subito la storia di Filomena, anziana conosciuta dalla Comunità di Sant’Egidio nel 1973. Poteva sembrare una storia tanto lontana, ma ancora oggi penso a questa storia simbolo quando vado a trovare gli anziani. Filomena viveva a Trastevere, aveva i capelli lunghi, che curava molto, e si faceva conoscere per la sua simpatia. Finì d’un tratto in un cronicario – così venivano chiamati gli istituti per anziani –, piangeva, le avevano tagliato i capelli. Si è lasciata morire in poco tempo (leggi la sua storia).
Andare dagli anziani negli istituti a Padova la vedo come una risposta a questa morte ingiusta. Insieme ai miei amici abbiamo ereditato questa storia e la preoccupazione per gli anziani. Abbiamo denunciato il dramma delle morti nelle case di riposo per via del coronavirus. Sosteniamo a livello internazionale la campagna social “Salviamo i nostri anziani”.
Ancora non è possibile fare visita nelle case di riposo – sono tra i primi posti che hanno chiuso – e non sapere se la mia amica anziana Ermenegilda stia bene o meno, mi turba parecchio. La conosco da due anni e c’è un rapporto di affetto quasi nonna-nipote. Tutti, ma in particolare lei, mi hanno fatto capire cosa vuol dire essere anziani e cosa vuol dire stare soli negli istituti. Visitarli è come andare da un nonno, vuol dire fare una visita con affetto cosicché si sentano ricordati. Una vita ricordata da nessuno sembra perdere di senso.
Come io mi interesso della loro vita anche loro si interessano della mia e mi chiedono delle mie giornate. Per rimanere in contatto, abbiamo comprato dei telefoni agli anziani che non ne avevano. A chi pensa di non poter fare molto per gli anziani, dico: basta un’ora di tempo per rendersi presente nella vita di un anziano. L’importante è cominciare, poi il tempo si trova, e gli anziani ne hanno bisogno.

 

Mattia, GxP Padova

Visito gli anziani nelle case di riposo di Treviso da quando ho 16 anni. Prima del Covid-19 andavo da loro ogni sabato. Ora rimaniamo in contatto con chiamate e videochiamate. In questo periodo hanno molto sofferto questa lontananza. Gli anziani che conosco stanno bene e siamo molto vicini alle famiglie che hanno perso i loro cari. È molto brutto non poter vedere un proprio familiare sul punto di morire.
Andavo anche a visitare una signora a casa. Era molto preoccupata per la sua nipotina, che in questi mesi di chiusura della scuola ha avuto problemi con la didattica. Insieme ai miei amici l’abbiamo aiutata a recuperare. Quanto era felice sua nonna! Non volevamo che avesse anche questo pensiero. Quando la chiamiamo, ci chiede sempre come stanno le signore che vivono in casa di riposo. Si è preoccupata molto per loro e ha iniziato a chiamarle al telefono. Un bel gesto, era proprio felice di farlo.

Durante il lockdown ho provato un senso di impotenza, di non poter fare nulla per i miei amici più anziani che stavano male, però anche dalle chiamate ho sentito la loro gioia a parlare con noi. È come se nei loro cuori si accendesse una luce, piena di gratitudine per la nostra vicinanza. Penso che non dobbiamo abbandonare i nostri anziani, i nostri “nonni”, che ci hanno visto crescere. Facciamoli vivere meglio!

 

Alice, GxP Treviso

 

Gaetano Nigito

 

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