L’importanza di chiamare per nome e di ricordare i propri cari

Anche in mezzo ad una folla, mille rumori e voci diverse non ci impediranno mai di riconoscere il nostro nome, sentirlo ci richiama subito all’attenzione e cerchiamo sempre la fonte di quella chiamata.

 

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Abbiamo bisogno di sentirci chiamati per nome, ricordati e portati nel cuore da qualcuno nella nostra vita. Ne facciamo esperienza fin da piccoli, quando la nostra mamma, il nostro papà, che quel nome lo hanno scelto, ce lo sussurrano e ripetono con tenerezza.

Si sono presi cura di noi, custodendo quel nome e quindi tutta la nostra persona, durante tutta la nostra infanzia e poi durante la vita.

Nel rumore con cui tutti i giorno la nostra vita ci avvolge però il nostro nome viene pronunciato più spesso da persone che hanno bisogno di noi, che non hanno intenzione di prendersi cura ma a cui siamo legati solo da legami di lavoro, conoscenza o superficiale amicizia. Ancor peggio, quando invece che essere giovani diventiamo anziani e le nostre forze vengono meno nemmeno per questi motivi pratici ci sentiamo chiamati.

Quanto può essere doloroso per una persona non essere mai chiamata per nome da nessuno?

Ricordare i nostri nonni con una visita, cogliere l’occasione per farle diventare un’abitudine, è il modo bello di restituire le cure che hanno avuto nei nostri confronti quando, bambini, ci siamo sentiti chiamati da loro e quindi siamo stati al centro del loro cuore.

La famiglia è il primo luogo dove sentir pronunciato il nostro nome con affetto e spesso, soprattutto da anziani, questa esperienza è sempre più rara, quando non si è più attivi e tanti sono i parenti scomparsi.

Ma non è solo stupendo sentir pronunciato il nostro nome ma è un’esperienza dolcissima saper ricordare quello di un anziano che vive la solitudine e l’estrema povertà di non essere chiamati da nessuno.

Lo facciamo con i Giovani per la Pace, consapevoli che questa è una delle povertà più grandi dei nostri tempi. Incontrare gli anziani negli istituti di riposo vuol dire ricordare nomi e storie di persone costrette sempre nello stesso letto ma che si illuminano ancora e ancora ad ogni nostra visita al sentirci pronunciare il loro nome.

Scopriamo in questo legame, infine, l’indescrivibile sensazione di sentire, di rimando o a sorpresa, il nostro nome che è autenticamente custodito in loro e nelle loro preghiere.

Proprio in questa settimana, quella del giorno in cui si ricordano tutti i morti, ricordiamo il nome delle tante persone anziane che i Giovani per la Pace hanno incontrato e che ci hanno lasciato ma i cui nomi sono custoditi nei cuori di chi li ha amati.

Non vogliamo dimenticare nemmeno il nome dei tanti giovani che hanno perso la vita nel mare, migrando in cerca di una vita migliore, senza guerra, senza povertà i cui nomi spesso non conosciamo ma che ancora sono custoditi dalle madri, dai padri che ancora lì aspettano nei paesi da cui sono partiti e da Dio.

Un’alleanza tra continenti è stata stretta tra loro e gli anziani che spesso ne comprendono ancora di più la sofferenza derivante dalla guerra che hanno vissuto ma anche dall’esperienza comune di non sentire il loro nome custodito e quindi di non sentirsi ricordati da nessuno.

In questo scopriamo davvero di essere famiglia al di là delle differenze e quanto sia vera gioia restituire dignità pronunciando un nome.

Di Mattia Donati

 

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