Gandhi e il Sudafrica: come nasce la non-violenza

Il Sudafrica fu cruciale per l’identità di Gandhi come attività politico. Aveva solo ventiquattro anni ed era un giovane avvocato quando gli fu affidata una causa per un’attività indiana nel paese africano.

Nei suoi ventuno anni di permanenza in Sudafrica divenne il “Mahatma”, la grande anima, che si batteva per i diritti dei lavoratori ridotti a condizione servile e che conduceva il popolo alla resistenza pacifica di fronte a leggi ingiuste.

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“L’insistenza per la verità”

L’11 settembre 1906 inizia una forma di disobbedienza civile, nota come satyagraha, che letteralmente significa “insistenza per la verità”: il governo della provincia sudafricana del Transvaal aveva imposto a tutti gli asiatici, inclusi i bambini dagli otto anni in su, di girare obbligatoriamente con un lasciapassare dopo essere stati schedati con le impronte digitali. Era una delle forme di segregazione razziale di questa regione contesa tra boeri e inglesi. 

La disobbedienza

Nel 1908 Gandhi incoraggia i presenti a una manifestazione a bruciare questi documenti: più di 2000 finiscono nel calderone. Cinque anni dopo, Gandhi è alla guida di una marcia di duemila persone, tra lavoratori delle miniere di carbone e delle piantagioni di zucchero. Il governo aveva imposto una tassa discriminatoria e si rifiutava di riconoscere i matrimoni tra Hindu e musulmani.

Un giovane avvocato timido

Il Sudafrica trasformò un giovane avvocato timido, capace di svenire in tribunale, in un punto di riferimento per una massa di persone senza diritti in un paese con politiche razziste.

Pace non significa accettare le ingiustizie

Seppe indicare una via pacifica di ribellione, facendo capire che la parola “pace” non significa accettare le ingiustizie, ma anzi mettersi in moto, anche marciando, rispettando le leggi o accettando le conseguenze di leggi ingiuste per portare avanti la battaglia in modo pacifico. Nel dicembre 1907 subì il suo primo arresto e con lui vennero poco dopo incarcerati altri 155 indiani, che furono messi in delle tende nel cortile del carcere. Gandhi volle stare con loro, nella prigione di Old Fort a Johannesburg. 

Il film su Gandhi (1982)

 

Il film su Gandhi uscito nel 1982, diretto da Richard Attenborough e vincitore di otto premi Oscar, è un esempio dei discorsi di pace del Mahatma. Gandhi, interpretato da Ben Kingsley, non teme la presenza nella platea dei governanti e afferma con orgoglio “noi non abbiamo segreti” ma prosegue subito con l’amara realtà: “Siamo chiari sulle nuovi leggi del generale Smut: Tutti gli indiani devono essere schedati con le impronte digitali, come criminali, uomini e donne. Nessun matrimonio, eccetto quello cristiano, è considerato valido”. Dal pubblico si alza chi dice “non lo permetterò”, “ucciderò in nome di Allah”, “uccidiamo qualche ufficiale”. Gandhi li ferma e dice: “Apprezzo questo coraggio. Ho bisogno di questo coraggio perché per questa causa io sia pronto a morire. Ma, caro amico, non c’è nessuna causa per la quale io sia pronto a uccidere. Qualsiasi cosa ci facciano, noi non li attaccheremo, non uccideremo nessuno, ma non daremo le nostre impronte – nessuno di noi. Ci metteranno in prigione e ci multeranno. Sequestreranno i nostri beni, ma non possono portarci via il rispetto per noi stessi se non glielo daremo”.  

Link utili

Un sito in inglese su Gandhi in Sud Africa

Vita e ideali di Gandhi su Skuola.net

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