Lecce, Maria due mesi senza sepoltura

Lecce, Maria due mesi senza sepoltura

I Giovani per la Pace di Lecce partecipano alle esequie volute da don Riccardo Personé affinché la donna non fosse dimenticata

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Se è vero che, come affermava Pericle, «si giudica un popolo dal modo in cui seppellisce i propri morti», la storia di Maria interroga non poco le nostre coscienze.

52 anni, di origini rumene, poco più di due anni e mezzo fa Maria è stata ricoverata presso l’ospedale di Nardò (Lecce) per cause mai chiarite, rimanendo in coma fino ad un aggravamento delle sue condizioni di salute, e il successivo ricovero a Lecce, dove è spirata il 13 dicembre dello scorso anno. Accanto a lei solo il cappellano dell’ospedale di Nardò, don Riccardo Personé, che ha contattato i familiari della donna, troppo poveri per poter prendere in mano la situazione, e in seguito affrontato il rimpallo di responsabilità burocratiche fra i comuni di Nardò e Lecce, terminato con l’equa divisione delle spese di sepoltura.

È il dramma di un’esistenza umana abbandonata nella solitudine e ridotta a mero problema burocratico da risolvere. Senza l’intervento di don Riccardo, Maria sarebbe rimasta depositata in una cella frigorifera per chissà quanto altro tempo ancora, come in un ufficio oggetti smarriti, attendendo invano che qualcuno venisse a ritirarla. Quello stesso destino che spetta tuttora ad altre tre persone nello stesso ospedale: una donna nigeriana di 26 anni circa, un rumeno di 39, e una rumena di 34.

L’invito di don Riccardo, raccolto tramite i social, non ha potuto che scuotere nel profondo noi Giovani per la pace di Lecce, un gruppo nato da pochi anni ma che sente forte la voglia di crescere nell’attenzione verso gli ultimi, cercando di aprire gli occhi sulle situazioni che il mondo preferisce non vedere. Contattare la Chiesa ortodossa di Lecce, assistere al rito in lingua rumena e subito dopo animare col canto la funzione cattolica, sono stati piccoli gesti che abbiamo offerto a Maria per poter diventare, attraverso la preghiera rivolta all’unico Padre, fratelli in una sola famiglia.

E mentre risuonano ancora le parole del Vangelo, «ho avuto fame, sete, ero forestiero, nudo, malato, in carcere…», il senso di impotenza si tramuta in forte consapevolezza della responsabilità che abbiamo nei confronti di tutte le Maria trascurate e dimenticate dal mondo. Nasce chiaro il desiderio di non correre il rischio, un giorno, di rimanere muti di fronte alla domanda che ci verrà posta: «Dov’è il fratello che ti ho affidato?»

Maria è stata per noi quel seme che, morendo, darà vita a gesti di solidarietà che già sentiamo esplodere nel nostro cuore, e ogni 24 gennaio, in occasione dell’anniversario dell’ultimo saluto, rinnoveremo la promessa di un costante impegno nel servire gli ultimi.

Miriam Resta Corrado

per Giovani per la Pace Lecce

Il servizio di TG Norba 24

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