Un mondo da cambiare. come farlo senza i giovani?

Il forum 8 dell’incontro Pace disarmata e disarmante, che si è concluso martedì 27 ad Assisi con la preghiera delle religioni e il videomessaggio di papa Leone XIV, ha dato vita a un ispirante dialogo intergenerazionale. Alla tavola rotonda, sul tema «Un mondo da cambiare», hanno partecipato Anna De Marchi, di Roma, e Veronica Nyrenda, del Malawi, entrambe dei Giovani per la Pace, in dialogo con il prof. Antonello Pasini, fisico del clima presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e Lucas Pedró, coordinatore del Movimento missionari di Francesco in Argentina, e Kondo Koko, “Hibakusha” cioè sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima. Nel corso di un vivace dibattito, tra di loro e con il numeroso pubblico di giovani presente in sala, hanno evidenziato come sia possibile liberarsi dall’isolamento e dal conformismo, frutti amari della globalizzazione, per trasformare la costruzione della pace da ideale astratto a pratica concreta e quotidiana, attraverso la solidarietà.


In apertura, Alex Moscetta, coordinatore degli universitari di Sant’Egidio che moderava il forum, ha ricordato le parole di papa Francesco:  «Il mondo può cambiare soltanto se i giovani sono in cammino».

Anna De Marchi ha presentato il servizio ai poveri come una via di cambiamento rivoluzionario e di pace e come un antidoto alla solitudine e al senso di impotenza che spinge tanti giovani alla rassegnazione o alla ribellione violenta. «I nostri amici, i poveri, ci insegnano che cambiare è possibile», ha detto, ricordando che l’incontro con chi vive ai margini spezza i circoli dell’isolamento e restituisce l’audacia di sognare un mondo migliore. Ricordando la sua esperienza in Malawi, Veronica Nyrenda ha descritto come i Giovani per la Pace vivono il Vangelo attraverso una solidarietà attiva nella società, anziché voltare lo sguardo dalle difficoltà.

Il prof. Antonello Pasini ha invocato «un’alleanza tra scienziati e giovani». «Di fronte al cambiamento climatico o metti la testa sotto la sabbia o fai qualcosa di concreto insieme; solo così ci si può liberare dai circoli viziosi virtuali che generano ansie». Portando la prospettiva latinoamericana, Lucas Pedró ha esortato a rifiutare il cinismo passivo e ad andare oltre il sollievo superficiale dell’«indignazione digitale». «La vera trasformazione – ha sottolineato – richiede che i giovani si facciano avanti, impegnandosi per la giustizia nel mondo reale».

Il cuore morale dell’incontro è stato la testimonianza personale di Kondo Koko, il cui racconto del bombardamento atomico di Hiroshima ha messo a nudo le devastanti conseguenze della guerra. Il suo messaggio ha avuto una chiarezza inequivocabile e duratura: «Il vero nemico non sono le persone, ma la guerra stessa». Affidando alla nuova generazione la responsabilità di custodire il futuro, ha invitato i giovani a proteggere e a far crescere i bambini, coloro che porteranno il testimone della pace nel futuro.