Il secondo giorno del Global Friendship a Budapest, il 29 agosto, si apre con il discorso di Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, che ha tracciato le linee guida per comprendere il ruolo e la responsabilità dei giovani in un’epoca segnata da frammentazioni e incertezze. La sua riflessione ha ricordato come l’impegno per i poveri e la ricerca della pace non siano opzioni secondarie, ma un impegno necessario per un futuro più umano.
Qui puoi ascoltare la sua intervista, dove abbiamo toccato tutti i punti trattati durante lo speech “It’s a new day for the youth”.
Dall’ascolto delle testimonianze e dei racconti personali legati al servizio con la Comunità, abbiamo ascoltato come la “forza gentile” dell’amicizia sia in grado di cambiare il mondo e aiutare i più fragili ovunque essi siano, dall’Ucraina all’Uganda.
La giornata conclusiva del 30 agosto ha unito la memoria storica di Budapest all’impegno per il domani. La mattina è stata dedicata alla scoperta della capitale ungherese: i giovani hanno attraversato i luoghi più significativi nella storia della città, riscoprendo la bellezza come spazio di incontro e la memoria come radice per costruire il presente.
Nel pomeriggio, la presenza dei Giovani per la Pace si è fatta manifestazione visibile attraverso un Peace Mob a Margaret Island, al centro del Danubio, culminata nella festa finale, con testimonianze da Siria, Spagna, Ungheria e Ucraina. Non una semplice celebrazione, ma l’espressione di un entusiasmo profondo: il desiderio di realizzare cose belle insieme, non per attivismo fine a sé stesso, ma per la convinzione profonda che un mondo migliore sia possibile solo se desiderato e costruito coralmente.
Il Global Friendship si chiude con una certezza: c’è urgente bisogno di far crescere una vera cultura della pace, un processo che non parte da vertici astratti ma dal tessuto quotidiano delle nostre città. Nessuno può considerarsi escluso o superfluo; per trasformare le periferie e ricucire le fratture del nostro tempo abbiamo bisogno del contributo di tutti. L’evento di Budapest finisce, ma il movimento continua a camminare. Com’è stato ricordato da Marco Impagliazzo: “Il Global Friendship è un movimento, non un momento”. È un segno dell’alba della “generazione dell’aurora”. Ci vediamo presto per Madrid 2027!