Dal 28 al 30 agosto, Global Friendship sceglie quest’anno la cornice di Budapest, in Ungheria, confermandosi come uno spazio di incontro e dialogo per migliaia di Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio. L’obiettivo è chiaro: affrontare le complessità del mondo contemporaneo senza voltare lo sguardo dall’attenzione ai più poveri, dalle periferie delle nostre città a quelle globali. Il Global Friendship non si esaurisce nella dimensione di una parentesi estiva o di un “momento” isolato, ma si configura come un vero e proprio “movimento” di giovani intenzionati a rimettere al centro la solidarietà, la pace e la responsabilità collettiva. A riprova dell’amicizia veramente “globale” le comunità dell’Indonesia, dell’Uganda e del Malawi hanno inviato videomessaggi ai partecipanti all’incontro di Budapest.
La giornata inaugurale del 28 agosto, presieduta da Hilde Kieboom, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Europa, si è aperta con il saluto del vescovo János Székely, presidente della Conferenza Episcopale Ungherese.
Peter Szőke ha poi ricordato la storia travagliata di Budapest, che tanto spesso si è trovata vittima di guerre e dittature: “Che tipo di Ungheria accoglie il Global Friendship? Possiamo trovare la risposta visitando la città, e i giovani ungheresi stanno scegliendo una nuova visione. Budapest è bella, è una città di ponti, ma oggi la nostra amicizia fa la nostra città ancora più bella”.
Il sociologo Roberto Bortone ha parlato del rapporto storico tra i media, la guerra e la pace, proponendo una chiave di lettura incisiva: “Papa Leone, nella Magnifica Humanitas, ci ricorda che la tecnologia non è moralmente neutrale, perché incorpora gli interessi di chi la produce. Ogni tecnologia può allargare il nostro sguardo, ma nessuna può decidere al posto nostro cosa fare della persona che abbiamo davanti a noi”. E infine “La domanda non è come connettere il mondo, è già connesso, ma: come viverci insieme? Questa è una domanda a cui l’intelligenza artificiale non può dare risposta. L’amicizia è lì dove l’altro non viene più considerato come una categoria”.
I giovani hanno risposto positivamente agli stimoli, ponendo domande sul rapporto tra IA e ambiente, come la tecnologia può essere usata per la pace o per la guerra, il rischio che deriva dalla polarizzazione creata dai social e altro ancora. Il dibattito che ne è seguito ha aperto un varco nella narrazione schematica del presente, offrendo ai partecipanti strumenti critici per cogliere la complessità del mondo senza cedere alla rassegnazione, ma preparando il terreno per le giornate successive.