Il 29 marzo è un giorno speciale: la Domenica delle palme. Con questa ricorrenza inizia la Settimana Santa che ci introdurrà alla passione, morte e risurrezione di Gesù. Un evento significativo e importante, considerando i tempi difficili che stiamo vivendo oggi. In un mondo in cui terrore, violenza e guerra sembrano l’unico scenario possibile, noi vogliamo essere testimonianza che “un altro modo” esiste.
Gesù entra a Gerusalemme come un re, ma in sella ad un asino, accolto prima dai bambini e poi dagli uomini e dalle donne della città che avevano steso mantelli e raccolto foglie delle palme per omaggiare Gesù al suo ingresso. Si tratta di un entrata umile e pacifica. Gesù non è in sella ad un cavallo, ma ad un asino. E’ un re che non viene accolto dai potenti o chi per loro, ma dalle persone. Dio entra nella città per portare la pace e gli ulivi che benediciamo, doniamo e portiamo nelle nostre case sono segno e testimonianza di questa pace che Dio ci ha portato e che vogliamo fare nostra ogni giorno.
Dio entra nella città ed entra nei nostri cuori e noi ci vogliamo fare prossimi a lui, come i bambini a Gerusalemme. I bambini sono i primi ad accogliere Gesù e sono i primi ad ascoltarlo e a concedergli l’accesso alle vie del cuore, alle vie dell’amore e della pace che va predicandoci. In questi giorni in cui lo scenario internazionale sembra offrirci un mondo che conosce solo la legge del più forte e che sembra aver dimenticato il dialogo a scapito di parole d’odio e d’egoismo, siamo invitati a farci bambini. Ad aprire le nostre orecchie per ascoltare, tendere le nostre mani per aiutare e aprire i nostri cuori per reimparare ad amare. Nella Domenica della palme il nostro grido dice “Osanna”, in ebraico “Aiuta”! Poi Gesù venne crocifisso.
Gesù tradito, umiliato e picchiato non cede mai al male e sulla croce chiede perdono per gli uomini.
Alla sue morte le donne non dubitano e non negano Gesù, ma rimangono ferme nella sua parola e salde alla fede, cospargono il suo corpo di oli e profumi. Le donne, nonostante i tempi confusi e incerti che stavano vivendo, non dubitano. Nei giorni che stiamo vivendo noi oggi è facile sentire la confusione. Quanto spesso capita di sentire che la guerra è l’unico scenario possibile, quante volte oggi ci sembra che le parole possano essere solo odio e che esistano solo nemici e nessun fratello. Noi vogliamo essere come quelle donne, noi vogliamo essere testimoni che un altro modo esiste, che la guerra è fratricida, ma la fiamma della speranza è viva e ci illumina ancora.
Non dobbiamo smettere di credere nella pace, nell’amore, perché Cristo è risorto. Quando tutto sembrava violenza e morte, Cristo è risorto e ha portato la salvezza agli uomini.
Perché la morte non è la fine, il male non è la fine, la guerra non è la fine e la resurrezione di Cristo è la nostra speranza. Egli è la testimonianza che dopo la morte c’è la vita e che anche dopo il male più grande può esistere ancora salvezza.
Gesù ci testimonia che il bene vince il male e la fede vince la morte.
In questa Pasqua nella quale sembrano esserci solo egoismi, guerre e morte, noi vogliamo essere luce nel buio. Accendiamo la nostra fede, diventiamo portatori e testimoni del fatto che il bene esiste, che l’amore vince la morte e che Cristo è risorto!