Caro amico di Venturina,

Siamo i Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio. Ti scriviamo perché siamo rimasti molto colpiti dal triste episodio in cui sei stato coinvolto. Molti tra noi hanno la tua età e sappiamo bene quanto sia duro subire ogni tipo di violenza, verbale o fisica che sia, a dodici anni. Anche se non ti conosciamo vogliamo dirti che ti siamo molto vicini.

Abbiamo deciso, però, di scriverti questa lettera per chiederti scusa. Non siamo stati noi a prenderti a calci e a sputi. Non siamo stati noi a dirti che dovevi morire nei forni. Non eravamo lì. Ma ci sentiamo anche noi responsabili di quello che è successo, dell’antisemitismo che ancora colpisce, dell’odio che si impossessa dei nostri coetanei.

Ci chiamiamo i Giovani per la Pace perché per la pace ci battiamo ogni giorno. Nei nostri doposcuola non svolgiamo solo i compiti con i bambini delle periferie delle città, ma educhiamo alla convivenza e alle differenze. Crediamo che, anche solo facendo i compiti insieme, i bambini possano crescere consapevoli che ciò che è diverso non rappresenta una barriera, ma un dono che arricchisce la nostra vita, che la impreziosisce di nuovi punti di vista e di storie che, altrimenti, chiusi nel nostro mondo, non avremmo potuto conoscere.

Tuttavia, oggi più che mai, in questo Giorno della Memoria e di fronte ad episodi di antisemitismo come quello di cui tu sei stato vittima, sentiamo ancora di più il bisogno di continuare a far conoscere ai bambini e ai ragazzi che incontriamo quanto è successo in passato perché non si ripeta mai più: l’antisemitismo, il razzismo e l’odio devono scomparire.

Avrai sentito dire che le parole che ti sono state rivolte sono state magari pronunciate senza reale coscienza del loro peso. Ma le parole un peso ce l’hanno eccome. È un peso che, purtroppo però, non vediamo. I “forni” ci sembrano strutture distanti, visti solo in qualche documentario a scuola; i “lager” dei grandi errori della Storia, a cui dedichiamo una giornata o una lezione. Ma cosa potremmo fare di più e perché, nonostante continuiamo scrivere temi sui “bambini con i pigiama a righe”, commettiamo sempre gli stessi errori?

Forse, a tutto questo, non abbiamo una vera risposta. Non possiamo comprendere il perché di un episodio ma nemmeno giustificarlo come un errore di qualcuno che non aveva valutato bene il peso delle proprie azioni. La colpa è anche nostra. Non siamo condannati a ripetere la storia, ma non possiamo sottovalutare episodi del genere o prendere alla leggera parole che rotolano come macigni nei nostri social network o nelle nostre strade. Se continueremo solo a schivarli, finiranno per accumularsi e distruggeranno quanto abbiamo costruito. E noi non vogliamo che sia così. Per questo ti chiediamo scusa. Perché quello che abbiamo fatto finora non è bastato. Dobbiamo impegnarci di più, senza nasconderci dietro ad un passato che sembra ormai lontano o a delle parole che sembrano solo parole senza un peso. Nessuno dovrebbe essere aggredito perché Ebreo, per ciò che pensa, per le sue idee o per la sua pelle.

Con amicizia,

i Giovani per la Pace

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