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Il commento di Alessandro dei GXP Roma allo storico discorso di Papa Francesco alla GMG

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L’invito del papa rivolto ai giovani nasce da un uomo che ha “preso contatto con la vita”, con le vite concrete e che si è lasciato coinvolgere dal Vangelo dei poveri per non dimenticare la sua città. Di fronte alla radicale proposta di vita di papa Francesco vengono in mente tutte le domande, le paure e soprattutto le illusioni dell’uomo, in tempi segnati dalle crisi e dal terrorismo: Non vinciamo la violenza con più violenza: non dobbiamo essere pronti al litigio, all’insulto e alla distruzione, ma alla pazienza di costruire una famiglia. Di fronte al male, e al bene, ci unisca “come migliore parola la preghiera”, che mette a tacere l’istinto di distruzione e ci fa costruire, perché “niente giustifica il sangue di un fratello e niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto”. Non solo non giudichiamo, ma non tagliamo fuori quelli che vivono nella paura di credere che i loro errori e i loro peccati li abbiano estromessi per sempre dalla vita con gli altri. Confondere la felicità con un divano, con una vita di consumo e facili comodità, ha una grande prezzo: la libertà. La libertà è lasciare un’impronta nella storia e nella vita degli altri. L’intontimento invece è dato da droghe e vi sono anche droghe socialmente accettate che ci rendono ancora più schiavi, facendoci perdere il contatto con la vita. Possiamo sprecare giorni di fronte a un videogioco. Non è da stolti avere una vita piena di amici, in strada, per costruire una nuova famiglia che accolga tutti. Non solo misericordiosi ma anche attori politici, persone che pensano, animatori sociali. San Francesco, Madre Teresa, Charles de Foucauld hanno vissuto il mondo con una comprensione profonda e si sono fatti scuotere dalle parole del Signore che dicono: “Tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, come ricorda il papa nella presentazione della nuova applicazione DoCat. Questa comprensione del mondo nasce dalla misericordia, dall’aver incontrato il Signore nell’affamato, nell’assetato, nel malato, nel detenuto, nell’amico finito male, nel profugo e nel migrante, in chi è solo. Bisogna però sapere tradurre questa sapienza nel mondo in cui si vive ed anche questa è misericordia, è solidarietà. “In una mano la Bibbia e nell’altra il giornale” diceva il teologo svizzero Karl Barth. Questo ci aiuta ad avere una comprensione, un’intelligenza di un mondo non intelligibile. Il papa inoltre non dice che tutti i giovani sono inattivi e non si informano, anzi ricorda che ve ne sono alcuni, non sempre i più buoni, che finiscono per decidere per gli altri. I giovani possono farsi strumenti di messaggi di odio e organizzarsi a tal fine. E quelli che vogliono la pace? Non devono forse anche loro incidere e essere “attori politici”? Sì, e guidati da una logica diversa da quella data dal mondo, fatto di contrapposizioni e antagonismo. La grande immagine che viene nella mente e nel cuore del Santo Padre di fronte a tanti giovani, nel momento di preghiera, è allora...

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LO STORICO DISCORSO DI PAPA FRANCESCO ALLA GMG! Parole che regalano emozioni!

ansa - papa - Pope Francis looks on as he arrives to lead the weekly General Audience in St. Peter's square, Vatican City, 10 April 2013.  ANSA/ETTORE FERRARI

Cari giovani, buona sera! E’ bello essere qui con voi in questa Veglia di preghiera. Alla fine della sua coraggiosa e commovente testimonianza, Rand ci ha chiesto qualcosa. Ci ha detto: “Vi chiedo sinceramente di pregare per il mio amato Paese”. Una storia segnata dalla guerra, dal dolore, dalla perdita, che termina con una richiesta: quella della preghiera. Che cosa c’è di meglio che iniziare la nostra veglia pregando? Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo “figli” di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri veniamo da Paesi che possono essere in “pace”, che non hanno conflitti bellici, dove molte delle cose dolorose che succedono nel mondo fanno solo parte delle notizie e della stampa. Ma siamo consapevoli di una realtà: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa  anonima, per noi non sono più una notizia della stampa, hanno un nome, un volto, una storia, una vicinanza. Oggi la guerra in Siria è il dolore e la sofferenza di tante persone, di tanti giovani come la coraggiosa Rand, che sta qui in mezzo a noi e ci chiede di pregare per il suo amato Paese. Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer). Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non più mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte: tutti sentiamo l’invito a coinvolgerci: “Basta città dimenticate”, come dice Rand; mai più deve succedere che dei fratelli siano “circondati da morte e da uccisioni” sentendo che nessuno li aiuterà. Cari amici, vi invito a pregare insieme a motivo della sofferenza di tante vittime della guerra, di questa guerra che c’è oggi nel mondo, affinché una volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un fratello, che niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto. E in questa richiesta di preghiera voglio ringraziare anche voi, Natalia e Miguel, perché anche voi avete condiviso con noi le vostre battaglie, le vostre guerre interiori. Ci avete presentato le vostre lotte, e come avete fatto per superarle. Voi siete segno vivo di quello che la misericordia vuole fare in noi. Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. Festeggiamo il fatto che veniamo da culture diverse e ci uniamo per pregare. La nostra migliore parola, il nostro miglior discorso sia unirci in preghiera. Facciamo un momento di silenzio e preghiamo; mettiamo davanti a Dio...

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