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Napoli - Sabato 29 settembre 2018 Centro polifunzionale San Francesco D'Assisi, ore 19:00 "Napoli incontra l'Africa. Come cambia il continente nero".

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La mia Africa. Un amore che nutre più del pane

La mia Africa. Un amore che nutre più del pane

Abbiamo incontrato i circa 500 bambini che ogni giorni ricevono un pasto gratuito al Centro nutrizionale san Giovanni Paolo II, dono prezioso della Comunità di Sant'Egidio. Qui i bambini ritrovano il diritto di essere piccoli, bisognosi di affetto, e di sorridere spensierati

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I primi arrivi sicuri per profughi dal Corno d’Africa

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Sono bimbi in condizioni di povertà, giovani che hanno subito torture e donne vittime di violenza. Le situazioni politiche di alcuni stati africani sono molto gravi: guerre tra etnie locali e dittature disumane che qualcuno dice essere come “carceri a cielo aperto”.

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#SetediPace da Assisi: Le sfide dell’Africa globale.

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Parlare dell’Africa (moderna e contemporanea) presenta senza alcun dubbio una serie di difficoltà non irrilevanti, se non altro per la varietà di conoscenze che la maggior parte di noi non possiede. Ma constatando che la globalizzazione sta effettivamente trasformando il continente Africano, ci si chiede se tale fenomeno stia effettivamente migliorando il benessere generale della popolazione. Indubbiamente non si può negare ( guardando agli ultimi decenni) che le relazioni economiche internazionali hanno talvolta permesso all’Africa di migliorarne quei servizi che prima erano pressoché inesistenti. L’introduzione di mezzi di trasporto, comunicazione, hanno permesso alle infrastrutture di molti paesi Africani un netto miglioramento. Ma questa è, tristemente, solo una faccia della medaglia. Innanzi tutto, il privilegio di uno sviluppo tecnologico – e di conseguenza economico – è stato distribuito in modo significativamente eterogeneo, creando un divario significativo tra quella piccola porzione di abitanti “d’élite”, e la stragrande maggioranza della popolazione che talvolta si è ritrovata paradossalmente impoverita a causa del progresso tecnico. Ma tralasciando il discorso economico ( che necessiterebbe senza dubbio maggiori approfondimenti), è ormai risaputo che anche un fenomeno effettivamente così costruttivo come la globalizzazione presenta i suoi notevoli limiti. Il primo tra questi, stando a quanto detto dal Viceministro degli Esteri Mario Giro, è la crisi dei valori che i giovani Africani stanno affrontando. Stando sempre all’intervento attuato dal Viceministro, in occasione della conferenza dal titolo ” le sfide dell’Africa Globale, tenutasi stamattina al teatro Metastasio durante l’Incontro Internazionle di Preghiera per la Pace ad Assisi ( iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio), il nuova generazione africana sta attraversando un periodo di transizione in cui deve attuare scelte ponderate tra l’importanza delle tradizioni, dei valori appartenenti alla propria cultura di origine, e il senso di dovere che li spinge al raggiungimento del successo, della propria stabilità economica ( scelta che dà inevitabilmente origine a massicci flussi migratori verso l’Europa e l’America). Che fare dunque? E’ dunque oggettivo il fatto che la nuova generazione Africana si sta trovando di fronte a una imponente crisi d’identità. Il concetto di “comunità” portato avanti dalla tradizione dei villaggi africani ( e non solo), sta progressivamente scomparendo, lasciando posto a un crescente individualismo. Da qui, si potrebbe portare il nostro discorso su un ulteriore piano: la crescente assenza di valori, di spirito comunitario e l’aumento di senso di individuale crescita socio-economica, come si combinano con la costante assenza di alfabetizzazione? Effettivamente non si può dar torto a Venance Konan, scrittore e giornalista Ivoriano, quando ci dice che la sfida principale dell’Africa globale è l’Istruzione ( specialmente per le bambine e le ragazze), unico mezzo veramente efficacie – se ben impiegato – ad accogliere e affrontare le sfide della globalizzazione. A cosa porterebbe un aumento dell’istruzione? sembra sciocca e scontata una domanda del genere. Eppure, volendo considerare solamente le basi di una società, un generale progresso cognitivo porterebbe sicuramente – seguendo il ragionamento di Konan – a un netto miglioramento delle infrastrutture, con conseguente crescita di benessere economico. Questo sul piano amministrativo. E sul...

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Dal Malawi: D. e I suoi occhi pieni di Speranza

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Valentina, gxp di Roma, tornata da poco dal Malawi, ci racconta una bellissima storia!  D. e I suoi occhi pieni di Speranza. La sua storia come tante dei bambini che ho conosciuto al centro nutrizionale Giovanni Paolo II in Malawi , mi ha colpito, mi è rimasta nel cuore. A D. e a suo fratello K. è morta la mamma un mese fa perché malata. Purtroppo molti bambini non hanno la mamma o il papà, perché le mamme muoiono spesso di parto o sono malte e anche i papà spesso sono malati oppure per paura scappano lasciando i figli in balia di se stessi. A volte vanno ad abitare con i nonni,o dagli zii o dai nuovi compagni dei corrispettivi genitori. Le famiglie africane sono numerose, molto povere, ma hanno sempre un sorriso sulle labbra. Loro stessi ci  vedevano tristi cu dicevano :” Sekelera sekelera ” che vuol dire proprio sorridi!                          Pochi bambini hanno la possibilità di andare a scuola . Stando questi giorni con loro ,facendo scuola della pace mi sono resa conto quanto sia forte la loro voglia di imparare . I loro sogni sono semplici, belli: pieni di futuro. La mia cara D. mi ha conquistato appena ci siamo abbracciate . Lei non rideva, non parlava ,non giocava con gli altri. Dopo poche ore che la tenevo in braccio, le parlavo, le facevo il solletico; lei si è fidata di me ,e mi ha donato un sorriso pieno di gioia. Addirittura ballava sulle mie gambe! Se la lasciavo piangeva, solo se la tenevo al caldo tra le mie braccia smetteva. Un giorno le abbiamo regalato dei vestiti nuovi, sembrava un angelo, li portava con fierezza . Ci ha fatto un sorriso che non finiva più.  Lì mi sono sentita felice ,ho percepito di essere al posto giusto al momento giusto e ho capito quanto sia importante sorridere. I suoi occhi,il sorriso,la sua vocetta e gli abbracci, non potrò mai dimenticarli. Valentina Paba     ps: Iscriviti a Play Music stop Violence! Clicca QUI

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Grande Festa in Africa! Nascono i Giovani per la Pace di Matola in Mozambico!

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                         “O mundo muda a cada gesto teu” Giovani per la Pace di Matola-Mozambico   “Il mondo cambia con un tuo gesto ”   Oggi siamo tutti felici e euforici. Abbiamo terminato una fase di crescita che ci rende soggetto pubblico e  attori protagonisti del cambiamento della nostra città. E’ stato  grande il lavoro per arrivare al lancio ufficiale dei Giovani della Pace di Matola tenutosi il 31 ottobre 2015. Dopo la visita a luglio di Marco Impagliazzo, presidente della Comunita’ di Sant’Egidio in Mozambico, tante sono state le attività realizzate per conoscere e familiarizzare con la realtà della gioventù di Matola, in particolare i giovani delle scuole secondarie e universitarie con i quali abbiamo condiviso intense giornate di conferenze e colloqui che hanno dato senso alla vita di molti . La solidarietà, l’amore, la compassione, la tolleranza, la pace, l’onestà, la lealtà, il cambiamento, l’umiltà, la non violenza, la preghiera, i poveri,l’ amicizia … beh … sono stati piatti forti dell’ eredità della Comunità che ci ha aiutato a vivere e trasmettere a tanti la voglia di cambiare il mondo in cui viviamo e a vivere l’amicizia con tutti. Nei mesi  precedenti al lancio , Giovani per la Pace si e’ presentato con delle  conferenze in varie scuole  della citta’ di Matola : Teacher Training Institute a Matola, Scuola Secondaria di Matola, Wutivi Università (ex ISTEG), Community School Carlos Filipe Tembe, Secondary School Liberty School Secondaria San Marcos, Istituto Agrario di Boane, Community School Margarida Naseu. In ogni scuola siamo stati  ben accolti e presto in tanti si sono aggiunti per aiutare nel servizio ai poveri della citta’. E’ nato cosi’ lo slogan “Il mondo puo’ cambiare con un tuo gesto .” Nell’ultima settimana prima del lancio, abbiamo realizzato una intensa campagna attraverso i media come la televisione, Facebook, Instagram e WhatsApp per la diffusione dei Giovani per la Pace,  offrendo l’invito a aderire  a un movimento che mira a un futuro invidiabile per tutti i giovani. Oggi viviamo una grande gioia. Abbiamo raccolto  giovani artisti, narratori di poesie, ballerini, cantanti, studenti, una massa giovanile con una forte rappresentanza delle principali scuole della nostra città, che vuole impegnarsi con noi per cambiare sopprattutto la vita de piu’ poveri. Si tratta di un impegno che vale la pena di vivere e credere. Il  Giubileo della misericordia ci aiuta a capire il mondo in cui viviamo e ci chiama ad aprire le porte del futuro a partire da un  grande Natale che desideriamo far vivere anche a tutti i nuovi amici che si sono aggiunti a noi, un Natale, in cui i poveri e i bambini saranno al centro dell’attenzione e soprattutto dove la Pace e l’Amicizia saranno il nostro piatto principale. Siamo felici e entusiasti. Noi possiamo essere il cambiamento che vogliamo per il mondo.   “Il mondo cambia con un tuo gesto ”  

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Il dono dell’Africa

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L’ abbiamo attesa come un dono l’Africa, ci siamo preparati il cuore e siamo partiti. In Africa si può andare anche senza una valigia, basta veramente un cuore, che parte povero e torna ricco. Questa Africa ci ha insegnato l’ amore e il valore per la vita di ognuno. In Mozambico ci siamo sentiti a casa, abbiamo incontrato parte della nostra grande famiglia ed era come appartenersi da sempre. Immaginiamo lo stesso mondo. Dream é il luogo più sacro del nostro mondo, dove si rinnova ogni giorno il miracolo della vita, soprattutto nella forza delle attiviste. I giovani per la pace di Matola stanno crescendo, hanno grinta, tenacia, l’ allegria e più di ogni altra cosa ci credono fedelmente con ogni fibra e su questo abbiamo veramente da imparare. Questa nostra Africa ci ha insegnato la cura e l’ attenzione, ma soprattutto ci ha trasmesso passione. La passione per il cambiamento, per quella rivoluzione dei cuori e del mondo e ci ha mostrato segni evidenti di quanto tutto questo sia possibile, di quanto è capace di cose grandi la Comunità che prega e che sogna. Le cuoche, i bambini, i bambini che diventano grandi ma restano per aiutare i piccoli dopo di loro, il centro nutrizionale, la fatica che è sempre alllegria, c’ e’ sempre un motivo per abbracciarsi e per sorridere insieme al centro di Matola, anche quando ci sono più di 500 bocche da sfamare ogni giorno. Torniamo a Napoli cosapevoli che quella.terra adesso ci appartiene più di prima. Torniamo con la forza e l’ entusiasmo che ci spingono a fare di più per quell’ “Africa” che ritroviamo ogni giorno nella nostra città, soprattutto nelle periferie dove più nessuno volge lo sguardo, ai bordi delle strade che si fanno case, negli istituti, nei giovani. In noi. L’ Africa insegna a guardare. Ad amare. Questo é il dono. Di Francesca Sepe

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Da Dream a DREAM 2.0 il sogno di resurrezione per l’Africa cresce!

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DREAM oggi rappresenta un modello di contrasto all’HIV/AIDS, alla malnutrizione, ma anche ad altre malattie infettive e a molte patologie croniche che,  a partire dai migliori protocolli diagnostico- terapeutici del mondo ricco, ha trovato una sua forma adeguata in Africa. In questo senso il Programma è in grado di offrire un consistente contributo al continente, che non può sostanziarsi solo nella replicazione di numerosi centri di cura dell’HIV in tanti paesi africani, ma anche può rappresentare un modello di contrasto a molte altre patologie infettive e croniche. Particolarmente importante per DREAM è la ricerca continua dell’eccellenza per mettere a disposizione di tali patologie ciò che di più avanzato offre il mondo sviluppato, per arrivare alla liberazione da molte malattie in Africa. Proprio per porre l’accento sull’allargamento già avvenuto in questi anni ci siamo proposti un significato più largo dell’acronimo DREAM. Non solo “Drug Resource Enhancement  Against AIDS and Malnutrition” ma “Disease Relief through Excellent and Advanced Means” cioè “Liberazione dalle malattie attraverso mezzi avanzati ed eccellenti ”. Il sogno cresce. Questo DREAM, che potremmo definire DREAM 2.0, affronta questa nuova sfida. La lunga esperienza di questi anni, il modello prodotto e il sostegno fattivo e concreto di molti professionisti europei e africani ci hanno permesso di compiere tale salto. Visita il sito di Dream Qui  

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I GXP di Napoli raccontano: DREAM! Il Sogno per far rinascere l’Africa!

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Il nostro viaggio in Mozambico ci ha dato grande emozione. La maggior parte del tempo la trascorriamo al centro nutrizionale di Matola dove ogni giorno giochiamo, balliamo, cuciniamo con la gioia nel cuore e la voglia di essere insieme. Ma una mattinata abbiamo voluto dedicarla ai luoghi di Dream. Quando sentiamo parlare di Dream pensiamo sempre a qualcosa di grande e non ci sbagliamo. Dream é qualcosa di grande! Gli occhi delle persone in attesa al centro di Machava, il primo centro aperto in Mozambico, non si dimenticano, raccontano di quanto questa eccellenza scientifica continui a salvare vite. Le attiviste ci testimoniano di quante ne ha salvate in passato, il centro di Matola 2 per la prevenzione della trasmissione verticale, ci dice quante vite nuove salverà ancora, grazie alla cura che somministrano alle donne sieropositive incinte. Il dato più bello ad oggi é che nell’ ultimo anno tutti i bambini sono nati sani grazie a questo trattamento! Dream è stato e sarà vita. La forza di questo progetto e delle persone che ci lavorano somiglia tanto ad un miracolo, un miracolo di umanità, attenzione, dedizione. C’ é negli occhi di tutti la voglia di salvare, di non dimenticare, di non dover dire che ormai é troppo tardi. Dream da coraggio e insegna che il cambiamento parte dall’ attenzione per la vita di ognuno. Giovani per la Pace di Napoli

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I GXP Raccontano: I volti dolci dell’Africa

I GXP Raccontano: I volti dolci dell'Africa

Viaggiando per l’Africa si ha la possibilità di conoscere molti dei suoi volti; a partire dalle sue riserve naturali, che regalano paesaggi esotici e cinematografici. Ma in Mozambico, nonostante la natura regali viste mozzafiato al fortunato viaggiatore, una particolare attenzione va riservata a Beira, e ai volti dei bambini del Centro Nutrizionale di Beira. Personalmente, amo pensare all’Africa con il volto di un bambino in particolare, un bambino la cui storia è dolorosa proprio come tanti altri bambini di strada. Ernesto è stato uno dei primi bambini che noi Giovani per la pace abbiamo conosciuto il primo giorno al centro nutrizionale della Comunità di Sant’Egidio. È impossibile non notare immediatamente il sorriso di Ernesto: pieno, radioso, capace di coinvolgere anche i suoi occhi spiritosi. Nonostante il suo sorriso contagioso, la storia di Ernesto è una delle più tragiche che io abbia sentito. Inseme al suo fratellino, Ernesto si è ritrovato in mezzo a una strada da un giorno all’altro circa un anno fa. Dopo la morte del padre infatti, Ernesto e suo fratello si sono ritrovati a convivere con la madre e con il suo nuovo marito. Ma come purtroppo succede succede fin troppo spesso qui a Beira ( ascoltando le storie di molti atri bambini), pare che il patrigno abbia ben presto cominciato a picchiare lui e il fratello . La situazione si è resa ben presto insopportabile, a tal punto da costringere la madre a mandare via i propri figli. Personalmente non me la sento di giudicare la madre, né la sua “scelta” di continuare a vivere a fianco di un mostro simile (soprattutto in un paese in cui l’emancipazione femminile è del tutto assente, salvando qualche raro caso), lasciando andare via i suoi figli. Così Ernesto è finito per strada insieme al fratello. Dormono in un piazzale, vengono “protetti” da un ragazzo di strada più grande in cambio di soldi che racimolano con le elemosina. Il centro nutrizionale è stata la salvezza di tanti bambini come Ernesto, bimbi di strada con storie tragiche che hanno trovato nel centro non solo un pasto garantito per ogni giorno, ma anche punti di rifefimento per la vita come le attiviste del progetto DREAm che lavorano presso il centro. Donne dotate di straordinario coraggio (che definirei senza esitazione come l’orgoglio del genere femminile ), che hanno deciso in qualche modo di adottare tutti questi bambini bisognosi di cibo, cure, ma soprattutto di affetto. È stato senza dubbio difficile lasciare Ernesto alla fine di questo viaggio, specie dopo aver sentito uscire dalla sua bocca la parola “mamma” ( o MADA, in dialetto) rivolgendosi a me: per il momento stiamo cercando in tutti i modi di far luce su cosa sia rffettivamente successo a casa di Ernesto, sperando di instaurare un dialogo pacifico con la madre e il patrigno, nella speranza che Ernesto e suo fratello possano tornare a casa ( che è senza dubbio un’alternativa migliore della strada ). Nel frattempo ciò che io -e che ognuno di noi – possiamo...

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