Categoria: Solidarietà

Una preghiera per sperare a Scampia

Una preghiera per sperare a Scampia

I giovani per la pace hanno ancora voglia di Natale, di quello fatto di cuore, speranza e cambiamento. É per questo che un gruppo di liceali allontanandosi dal centro l’ ha ritrovato alla periferia di una periferia, dove più nessuno cerca, dove più nessuno spera: al campo rom di Scampia. Su uno sfondo di fango e baracche abbiamo pregato insieme, una preghiera che ci ha visti partecipi della stessa emozione, un’ emozione che ci ha convinti di essere nel posto giusto, era Natale negli occhi dei bambini e delle donne rom perché eravamo li, in un luogo che i più disprezzano e attentano, era Natale nei nostri occhi perché eravamo con loro a fare di una periferia il centro del nostro mondo. Questa mattinata al campo ha risposto a molte delle nostre domande, perché ci ha fatto capire cosa c’ é realmente dietro i giudizi sbagliati, ma soprattutto che alle periferia non finisce la vita, ma rinasce e si fa spazio tra mille punte di spine. La strada che porta al campo ha tutte le sembianze di una discarica di rifiuti, ma entrando capisci che é anche una discarica di mani arrese e sguardi indifferenti e che la nostra preghiera e il nostro Natale non potranno di certo finire. Sul balcone di una vela c’ era scritto che “cresce solo chi é sognato”, noi sognamo un cambiamento per Scampia, per i rom, per le periferie tutte, e giornate come questa ci fanno ben sperare!”   Articolo scritto da Francesca Sepe

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Un Natale Insieme e una capra di legno

Un Natale Insieme e una capra di legno

La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Romena di Tor Bella Monaca hanno organizzato questa domenica una festa nel segno dell’autentica cultura romena. Balli e testi tradizionali hanno divertito grandi e piccini: memorabile la capra col muso di legno!

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Giovani amici degli anziani

Giovani amici degli anziani

In occasione della giornata del volontariato il 5 dicembre il TG1 ha pubblicato questo bel servizio. Li riconoscete? Sono i Giovani per la Pace di San Giovanni in visita agli anziani di Via Alba. Buona visione.

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Non c’è giustizia senza vita: testimonianza di Art Laffin

Non c'è giustizia senza vita: testimonianza di Art Laffin

Art lotta per abolire la pena di morte, nonostante questa sia ritenuta la giusta risposta, la vendetta contro chi compie i reati più gravi, come l’uccisione di una persona. Si pensa prima di tutto a una giustizia da rendere ai familiari della vittima, tuttavia Art ha capito che non si tratta di giustizia: l’uccisione di un uomo è sempre ingiusta.

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Musica per la Musica: una serata per sostenere “Sounds for peace”

Musica per la Musica: una serata per sostenere “Sounds for peace”

La Musica, si sa, a noi Giovani per la Pace piace molto. Ma quando questa serve a fare del bene ci piace due volte e anche di più. Per questo abbiamo il piacere di parlarvi di un’iniziativa che avrà luogo nei prossimi giorni a Roma. “The future is knocking!” (il futuro sta bussando), è vero, ma non solo, perché questo è il titolo del concerto sinfonico che si terrà domenica 19 ottobre alle 18:30 presso l’Auditorium della Conciliazione. Ad esibirsi sarà la Young Talents Orchestra EY, un’orchestra nota molti non solo per il suo talento ma anche per il suo sostegno a diversi progetti di inclusione sociale. Grazie al concerto sarà possibile sostenere le attività di “Sounds for Peace – Musica per la pace” l’iniziativa dei Giovani per la Pace che attraverso laboratori musicali crea spazi aggregativi per tanti nostri coetanei in difficoltà con uno strumento che ci accomuna e ci appassiona tutti: la musica. La musica coinvolge ed insegna a crescere e lavorare insieme. In tanti quartieri disagiati della Capitale, Sounds for Peace, è l’alternativa perché favorisce spazi di incontro che spesso mancano. Ma non solo questo perché per noi Musica vuol dire anche cultura che passa attraverso i diversi dibattiti e confronti legati alla nostra iniziativa. La Fondazione EY Italia Onlus con questo concerto ha dunque deciso di sostenere la “Musica per la Pace”, per favorire un’alternativa a tanti quando queste sembrano mancare. Quello di domenica 19 ottobre si preannuncia come un concerto dal programma vivace, sorprendente , energico e appassionato. Sotto la direzione di Carlo Rizzari e insieme al grande violinista Salvatore Accardo, la giovane e talentuosa orchestra e il celebre violinista affronteranno il concerto per violino e orchestra di Mozart detto Alla Turca, con il suo ultimo e sorprendente movimento di Rondò. Prima però del concerto l’evento sarà aperto dall’altrettanto talentuoso e noto Alessandro Taverna che con il suo pianoforte si esibirà davanti ai presenti con l’esecuzione della Tarantella di bravura S.386 di Litz. Al pianista però non sarà riservata solo l’apertura perché la seconda parte del concerto sarà introdotta dallo stesso con il celebre incipit di quattro note della Quinta Sinfonia di Bethooven. “The future is knocking”, se aprirete la porta sentirete la Musica per la Pace! Dunque, qualora siate interessati, per l’acquisto dei biglietti collegatevi sul sito www.Ticketone.it e vi ricordiamo nuvamente che l’appuntamento è per domenica 19 ottobre alle ore 18:30 presso l’Auditorium Conciliazione (Via della Conciliazione, 4). Una serata all’insegna della buona musica e della beneficienza, i motivi giusti per esserci! Buon Ascolto!

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#TREGIORNISENZAFRONTIERE

#TREGIORNISENZAFRONTIERE

Si è conclusa a Catania giorno 11 agosto la “Tre giorni senza frontiere”: la prima tre giorni di giochi, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dai Giovani per la Pace. Il nome della manifestazione racchiude in sé il significato profondo che i Giovani per la Pace hanno voluto dare: senza frontiere; frontiere che spesso sbarrano il passaggio ai sentimenti migliori, come l’amicizia, la simpatia tra persone e popoli diversi, la solidarietà, la voglia di stare insieme e fare del bene divertendosi. Le frontiere sono anche quelle che si pongono innanzi ai tanti poveri delle nostre città rendendole inumane, quelle che rendono difficile ai migranti arrivare nella terra promessa. Le frontiere per cui si muore di speranza. Così i Giovani della Comunità di Catania e tanti altri giovani provenienti da diverse città della Sicilia insieme agli oltre ad oltre 50 Giovani per la Pace che risiedono nel C.A.R.A. di Mineo come “special guests”, divisi in squadre hanno voluto dedicare a Catania uno spazio libero dove stare insieme, vivere la fraternità, creare una reale integrazione ed affrontare tutti insieme, come una sola grande squadra, i temi che stanno cambiando la Sicilia e i luoghi dove i Giovani per la Pace sono attivi, fra tutti l’accoglienza. Infatti dopo aver gareggiato per due intere giornate, passate, la prima al mare tra giochi con l’acqua ed il torneo di beach-volley, e la seconda, per tutta la città con una difficilissima “caccia al tesoro”, tutta la comunità di Sant’Egidio si è fermata il terzo giorno per commemorare le vittime del tragico sbarco di un anno fa, che ha visto morire sei migranti africani vicino al litorale catanese. Grazie ad una petizione dei Giovani per la Pace ed alla pronta sensibilità dell’amministrazione comunale, è stata infatti posta una targa commemorativa sopra una stele di pietra lavica che ricorda le vittime del mare e tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi della speranza. Una piccola pietra nella città che comunica qualcosa di grande: i giovani siciliani hanno scelto l’accoglienza. Nel dubbio tra respingere o abbracciare, hanno scelto l’abbraccio: infatti il 10 agosto 2013 i Giovani per la Pace e la Comunità tutta abbandonarono loro vacanze per andare a soccorrere chi era rimasto vivo e piangere le sei persone, i cui nomi, grazie questa targa, resteranno incisi per sempre nel cuore della città. Da quel dolore i giovani di Catania hanno reagito guardando l’orizzonte verso il mare e sapendo che ci sono fratelli da accogliere, da salvare e da integrare e non problematiche sociali da evitare. Uomini donne e bambini a cui volere gratuitamente bene. Tre giorni senza frontiere ha trovato il suo culmine durante la liturgia nella chiesa di Santa Chiara a Catania che ospita la vita della Comunità, dove erano presenti tantissimi poveri della città serviti durante l’anno. Poveri e ricchi, europei e nuovi europei, giovani e anziani hanno pregato insieme come una sola famiglia. La festa finale è stato un tripudio di gioia, di felicità piena, di sorrisi complici e di fraternità vera, tra persone che hanno voluto coniugare l’utile, interessante al divertente, per dimostrare come sia possibile costruire una società migliore. Sta nascendo in Sicilia una...

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I Giovani della Pace di Matola fanno festa insieme agli anziani

I Giovani della Pace di Matola fanno festa insieme agli anziani

Anche quest’anno i “Jovens pela Paz” di Matola hanno organizzato un pranzo con gli anziani ospiti di un Istituto, gestito dall’Acçao Social, collocato accanto all’Ospedale Josè Macamo di Maputo. E’ stato possibile realizzare una giornata di grande festa tra giovani e anziani grazie al ricavato di una raccolta della Comunità degli anziani di Livorno. I Giovani per la Pace di Matola vanno regolarmente a visitare gli anziani dell’Istituto in un’amicizia che dura oramai da alcuni anni. Con il tempo gli anziani hanno iniziato a raccontare la storia della loro vita. In questo periodo di tensione in Mozambico i racconti si sono concentrati sul periodo della guerra che tutti ricordano come il più duro per loro. Alcuni l’hanno combattuta direttamente come Jao Rafael, sergente della Renamo, che racconta il momento di gioia all’annuncio della pace firmata a Roma. Ricorda che la guerra è stata lunga e che “c’è voluto molto tempo per arrivare alla firma degli accordi” e ringrazia la Comunità per il lavoro a favore della pace. Carlotta da giovane viveva a Tevela, nella provincia di Inhambane, dove lavorava nei campi e ricorda ancora i momenti in cui i soldati di entrambi le parti arrivavano in paese per prendere tutto quello che c’era da mangiare e i contadini erano costretti a consegnare il ricavato del loro lavoro. Lei aveva due figli piccoli e, dopo il passaggio dei soldati, non sapeva cosa dare loro da mangiare. Gli anziani sono stati felici per il pranzo e per la festa. Laura, un’anziana confusa che non ricorda quanti anni ha, ha ringraziato Edmilson dicendo “sono contenta che ci sono giovani che vengono a trovare noi anziani e sono felice per la vostra visita perché è il segno dell’amicizia tra di noi”. Durante la giornata si è svolta anche la visita della direttrice dell’Ação Social della Provincia di Maputo che ha ringraziato la Comunità per la vicinanza agli anziani dell’Istituto e ha invitato i giovani a tornare tutte le volte che lo desiderano.  

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La speranza dell’amicizia

La speranza dell'amicizia

Puglia, San Vito dei Normanni. A dieci chilometri da questo piccolo paesino del Salento i Giovani Per la Pace della Comunità di Sant’Egidio incontrano i rifugiati politici ospitati nell’ex villaggio turistico Green Garden. Ragazzi come tutti, ma con un passato travagliato. Vengono dalla Nigeria, dal Pakistan, dal Mali; da tutti quei paesi che, anche se meravigliosi, a causa di guerre e povertà non hanno più la possibilità di regalare un futuro sicuro ai loro giovani. Ed è in questa piccola oasi lontana dal centro abitato che i Giovani Per la Pace hanno incominciato un’amicizia con quei ragazzi che portano le ferite della guerra e del disprezzo.Questi si presentano con allegria, talvolta con il loro abito più bello, talvolta indossando semplicemente l’unico che hanno. Una volta instaurato un rapporto di confidenza e complicità con loro, alcuni profughi si sentono anche di condividere la loro tragica esperienza del viaggio della speranza verso l’Italia. Troppo spesso, quando si pensa agli immigrati, l’immagine che viene automaticamente trasmessa è quella di uomini o donne che vendono oggetti per la strada o per la spiaggia. Si evitano, si allontanano e a volte li si schernisce. Ma non si riflette mai su quello che è stato il loro viaggio, il dramma che li ha spinti a lasciare il loro paese, la loro famiglia, i loro affetti. E ancora meno si riflette su ciò che hanno dovuto passare per raggiungere l’Italia. È il caso di un giovane del Mali, Mandila, che ha voluto condividere con alcuni Giovani Per la Pace la storia del suo viaggio. “Per imbarcarmi per l’Italia ho dovuto raggiungere la Libia” spiega Mandila, “ma dal Mali alla Libia ho viaggiato in un pullman. Eravamo in trenta”. Per pullman, Mandila intende un furgoncino da undici posti massimo; e questo viaggio, da quanto racconta, è stato un inaspettato colpo di fortuna. “Molti miei amici che non hanno trovato posto sul pullman hanno dovuto viaggiare sotto i camion” dice. Poi la barca con cui lascia la Libia, l’ultima tappa del viaggio; anche lì la fortuna ha voluto assistere Mandila che, ci confida, non ha visto nessuno dei suoi compagni di viaggio perdere la vita in mare. Ma spesso i pericoli non sono nemmeno in mare. Ce lo racconta Austin, un ragazzo nigeriano di ventiquattro anni: “Il mio viaggio è durato sette mesi, di cui tre passati da prigioniero in Libia”. Contrabbandieri, trafficanti di organi, il valore della merce umana sembra oltrepassare quello della vita. Ma il timore di venire uccisi non ferma questi giovani coraggiosi; coraggiosi di sognare, pronti a costruirsi un futuro. Ce lo dimostra Austin, la cui aspirazione è quella di fare il meccanico: “Nel mio paese facevo il meccanico. Voglio continuare a farlo anche qui. È il mio lavoro, quello che so e che mi piace fare”. Ed è in questo clima di amicizia e solidarietà che i Giovani Per la Pace pregano insieme ai loro fratelli stranieri; in questo frangente cristiani, musulmani ed ebrei si ritrovano a pregare per la prima volta insieme...

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