Categoria: I nostri articoli

Papa Francesco non perde tempo a pregare

Papa Francesco non perde tempo a pregare

La lettura politica coglie solo degli aspetti della preghiera e potrebbero esserci dei fraintendimenti, ma è bene cogliere anche questo legame. È chiaro che il papa nella questione è per il partito della pace e non dei filorussi o dei filoeuropei.

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La Storia siamo noi

La Storia siamo noi

  A dir la verità noi giovani ci siamo sempre considerati come i ‘figli di mezzo’ della storia, senza troppe pretese ma con grandi responsabilità, in cerca di un lavoro, eterni precari, cercatori d’oro in un mondo che sembra sempre più ancorato a mentalità vecchie. Ma gli ultimi avvenimenti ci hanno scosso, ci hanno fatto risvegliare, quasi a voler dire “Guardate qui! Voi avete qualcosa in più, la storia non vi ha lasciati soli!”…in queste settimane i giovani si vedono travolti da grandi eventi che nessun altro aveva mai avuto la possibilità di vivere e di raccontare: mai si erano visti ben quattro Papi in Piazza San Pietro (in ordine cronologico Roncalli, Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio) -due presenti spiritualmente, due fisicamente- un’occasione unica che ha portato pellegrini da ogni parte del mondo per un’evento unico, dipinto dalle immagini del CTV e raccontato da tutti i giornali e i media in mondovisione! Anche politicamente non siamo secondi a nessuno: un doppio mandato consecutivo ad un Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) e numerosi Governi in poco più di un anno, con dibattiti politici spesso di una vuotezza disarmante e terrificante, con le stesse facce protagoniste di questi ‘dibattiti’ da più di vent’anni. Ma noi italiani, recentemente, abbiamo dovuto affrontare forse il più importante appuntamento con la storia: la ‘paura immigrazione’. Sì, perché fino a qualche tempo fa l’immigrazione era un argomento come un altro, qualcosa da consumare al bar tra un caffè e l’altro… gli immigrati che tolgono lavoro agli italiani, gli immigrati che stuprano, picchiano, portano malattie. Molto simili -troppo simili- agli ebrei, agli zingari, ai ‘diversi’ dipinti da Goebbels nella propaganda nazista, spaventosamente ridotti ad oggetti e spesso disumanizzati, tanto da renderne semplicistica l’eliminazione. Agosto 2013. Siamo in Sicilia e Catania -fino ad oggi mai toccata dagli sbarchi- conosce la prima ondata di migranti: sono giovani, uomini, donne, bambini, adulti, anziani… molti preparati, con una cultura non indifferente, laureandi e laureati. Non sono ignoranti come ci vogliono far credere e non vogliono restare qui per lavorare nei campi per pochi centesimi l’ora. A Catania e in altre città, abbiamo visto, insieme ad altri, le Forze dell’Ordine giocare con i bambini e intrattenerli con palloncini realizzati gonfiando i guanti da infermiere; studenti e studentesse catanesi spiegare le modalità di integrazione e di registrazione, sempre con il sorriso in volto. Nel frattempo, abbiamo visto la politica rispondere con le solite frasi vuote e con poche azioni. Aprile 2014. Quasi un anno dopo gli sbarchi dei migranti sono aumentati e sono stati accolti da città e paesi in Sicilia e non solo; nel frattempo al dibattito politico, già svuotato di ogni contenuto, si è aggiunta l’ansia per le Elezioni Europee che tra un mese avranno luogo. Si è diffusa la falsa voce di malattie portate dai migranti nei loro viaggi. In molti si sono affrettati per cavalcare l’onda del ‘fenomeno immigrazione’ e per accaparrarsi qualche voto in più: PRIMA GLI ITALIANI!- PRIMA GLI ANZIANI!- PRIMA I DISABILI!- PRIMA I GIOVANI!… hanno diviso...

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Primo Maggio: è festa per tutti!

Primo Maggio: è festa per tutti!

Oggi, approfittando anche della bella giornata primaverile, siamo andati a fare una gita ai Castelli con le nostre amiche anziane della Casa di Riposo di Via Alba(Roma). Quando siamo andati a prenderle erano già tutte pronte, vestite a festa e con una gran voglia di passare una giornata serena, lontane dalla monotonia dell’istituto. La prima tappa è stata Grottaferrata, in particolare la monumentale Abbazia di San Nilo, dove abbiamo potuto ammirare affreschi e mosaici risalenti all’inizio del primo millennio: Mariateresa ci ha spiegato la storia  della venuta del santo, che volle costruire questa chiesa intorno alla “Crypta Ferrata” (dalla quale prende il nome la città), luogo di culto già ai tempi dei Romani.  Saziata la fame di cultura, ci siamo diretti verso il ristorante, a due passi da Rocca di Papa, per saziare anche il nostro appetito. Siamo stati subito accontentati con un antipasto abbondante: cresceva sempre di più, oltre al nostro stomaco, la gioia di pranzare insieme. Tutto il ristorante ci vedeva come una famiglia allargata e i più piccoli hanno cominciato a salutarci e a sorriderci; in particolare Valeria, una bimba di pochi mesi, ha dimostrato subito affetto per Gabriela(di 80 anni più grande) e alla fine del pranzo è venuta con la mamma a salutarla. Il momento più divertente è stato quello dei selfie: contrariamente alle aspettative, le nostre amiche anziane si sono subito messe in posa molto divertite dal moderno modo di farsi le foto. Le ottime portate del pranzo sono state impreziosite dai racconti delle nostre amiche e dal confronto con la vita che affrontiamo oggi: per noi le loro storie e la loro amicizia sono un segno di speranza e ci aiutano ad affrontare i piccoli problemi che incontriamo ogni giorno…questa è per me la “forza degli anni”!

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#2papisanti

#2papisanti

Per la prima volta la redazione in esterna per trasmettervi le emozioni di un grande evento. I GxP già da qualche ora sono a San Pietro in attesa di entrare nella piazza che domani vedrà la canonizzazione di 2 papi. Nella foto il nostro gruppo in attesa di accedere a Via della conciliazione. Ma non basterebbero 1.000 foto per raccontare le emozioni di questa notte. Veramente tante persone, di tutti i tipi, per ricordare questi due grandi della storia. Amiamo Giovanni Paolo II per tanti motivi. Da ultimo il fatto che sarà patrono dei giovani. Ma dobbiamo tanto a Giovanni XIII anche se noi GxP non l’abbiamo conosciuto. Un anziano dal cuore giovane che con il Concilio ha cambiato la Chiesa e la storia. Noi veniamo da lì!

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La bellezza delle piccole cose

La bellezza delle piccole cose

Se vuoi scoprire il valore del silenzio, immergiti nel frastuono. E se vuoi scoprire il valore di una parola gentile, immergiti nella solitudine di una sera. Se vuoi scoprire il valore di un sorriso, asciuga le lacrime di chi è nel pianto. E se vuoi scoprire il valore di un abbraccio, stringi forte a te con tutta la tua dolcezza un bambino che non ha mai avuto nessuno che si prendesse cura di lui: colmerai in questo modo un po’ del suo infinito bisogno d’affetto.

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SOUNDS FOR PEACE

SOUNDS FOR PEACE

Il progetto SOUNDS FOR PEACE nasce nel 2009 ad opera dei Giovani per la Pace, per promuovere attraverso la musica la cultura dell’uguaglianza, la sconfitta del razzismo e della violenza e l’apertura alla pace e all’incontro. La musica è un canale privilegiato per trasmettere valori quali la pace, la solidarietà, la non violenza, l’inclusione sociale, il rispetto per l’altro ma spesso avviene il contrario. Vogliamo mettere in rete e far crescere band giovanili che promuovano questi valori creando canali alternativi a quelli commerciali per la produzione, distribuzione e promozione della musica. Lo faremo tramite un portale web, l’organizzazione di eventi culturali sul territorio, e dei workshop. Ami la musica? Questo messaggio è rivolto proprio a te! Sostieni il nostro progetto su Edison Start! L’obbiettivo è di creare un movimento musicale che ha come fulcro un portale web: www.soundsforpeace.org dove gli artisti registrati potranno condividere testi, audio e video dei propri brani musicali creati sui temi del progetto, interagire in un’area blog dedicata, mettere in rete esperienze e conoscenze che possano essere di aiuto ad altri, auto-organizzare eventi culturali/musicali. Si prevede di coinvolgere 500 band sul territorio nazionale con almeno 100.000 accessi online al mese!  Vota la nostra proposta qui: Edison Start – Sounds for Peace “Per promuovere temi importanti ed attuali, come la pace, la guerra, la povertà, la violenza e il razzismo, il rispetto per la vita, la lotta alla pena di morte e convivere tra culture diverse! Cambiare il mondo consapevoli che la bellezza della musica può diffondere messaggi positivi che uniscono e non dividono!” SOUNDS FOR PEACE: il mondo cambia musica!

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Per amore del mio popolo non tacerò

Per amore del mio popolo non tacerò

In un documento dal titolo Per amore del mio popolo non tacerò don Peppino Diana scriveva insieme ad altri sacerdoti che la camorra è una forma di terrorismo, che impone con violenza regole inaccettabili e che rende i giovani vittime e mandanti. Era un messaggio per il Natale 1991. Anche in quel giorno si scontrava contro un male radicato e radicale. Il 19 marzo 1994, venti anni fa, don Peppino Diana veniva ucciso nella Chiesa di San Nicola a Casal di Principe. La stessa camorra provò a infangare la sua immagine di uomo che seguendo il Vangelo non poteva non essere rivoluzionario e non poteva tacere per amore del suo popolo. Mercoledì 2 aprile, alle 17.00,  si terrà a Napoli un incontro con un testimone della vita di don Peppe Diana. Già partecipare è un gesto rivoluzionario. Trovate tutte le informazioni nella locandina che segue.  

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C’è un sogno che è l’Europa!

C’è un sogno che è l’Europa!

Da un po’ di tempo, attraverso esperienze e viaggi di diverso tipo, ho la possibilità di incontrare e di interfacciarmi con giovani provenienti da diverse parti d’Europa. Ed ogni volta che è capitato di affrontare il tema del sogno di un’Europa veramente unita, sono emersi sentimenti di rassegnazione, di sconforto, di impossibilità e, ancor peggio, di indifferenza. Credo tuttavia che il sogno di un’Europa unita sia un sogno possibile! Anche se è doveroso ammettere che noi giovani ci sentiamo europei fino ad un certo punto, che manca in noi una coscienza veramente europea. Non sentiamo il bisogno di lottare con le armi della cultura, della solidarietà, dei valori spirituali, per fare l’Europa. Non proviamo, più precisamente, il desiderio completo di volerci integrare, di essere in corsa per un’Europa dove « i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici» siano spalancati, aperti! Forse dovremmo recuperare, in chiave moderna, lo spirito dei Clerici vagantes e desiderare di iniziare i nostri studi a Parigi per poi proseguirli a Londra, e concluderli a Roma piuttosto che a Madrid. Sicuramente non è facile avere questa flessibilità, non è facile – devo ammetterlo – abbandonare le consuete abitudini, allontanarsi dalle persone amate, dagli amici, la famiglia. Ma è forse questa la piccola sofferenza necessaria per fare dell’Europa la nostra patria. E spetta a noi giovani di pace, a noi giovani per la pace, che saremo gli adulti di domani, fare di questo sogno un seme piantato nell’anima e che a suo tempo porterà il suo frutto. Perché è possibile aprirci al futuro, modellare il futuro e costruire un popolo europeo; perché è possibile avere gambe capaci di superare le distanze geografiche, e idee che superino quelle mentali. Dobbiamo sforzarci di fuoriuscire dal limitato orizzonte in cui ci costringiamo a vivere e, come ha affermato Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, «aprirci ad una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia». Solo in questo modo, passo dopo passo, mano nella mano, l’Europa potrà diventare la culla della pace, della democrazia, della libertà e della speranza, per il mondo intero e per tutti i Paesi che desiderino farne parte. Solo se noi giovani condivideremo i sogni che si innalzano e brillano come stelle nella notte dalle diversi parti d’Europa, solo allora potremo realizzare questa visione, potremo costruire questo sogno. E se si può sognare, allora si può fare!

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12 anni schiavo (2013)

12 anni schiavo (2013)

Il film, ambientato nel 1841, racconta la storia vera di Solomon Northup, uomo libero di Saratoga (New York), rapito, privato della sua identità e trasformato in uno schiavo per dodici anni, passati per la maggior parte nella piantagione del “padrone Epps” (Michael Fassbender – Bastardi senza gloria, X-Men – l’inizio, Prometheus, The counselor) Vincitore di tre premi Oscar, meritatissimi, come miglior film, miglior sceneggiatura non originale (John Ridley) e miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong’o alias Patsey), il film è uscito nelle sale a fine febbraio e si è inserito in un filone di film americani che hanno trattato in modo molto diverso lo stesso tema: la schiavitù. Gli indimenticabili predecessori – davvero se non li avete visti rimediate immediatamente! – sono Lincoln (2012 – Steven Spielberg), che racconta le ultime fasi della guerra di secessione americana e particolarmente della lotta per l’approvazione del XIII emendamento della Costituzione (che abolì definitivamente la schiavitù), e Django Unchained (2012 – Quentin Tarantino), omaggio all’omonimo del 1966 di Sergio Corbucci, che racconta invece la storia di Django, schiavo liberato da un cacciatore di taglie (il Dr. Schulz) per riconoscere i fratelli Brittle (ricercati), che diventa cacciatore di taglie al fianco del suo liberatore, con l’obiettivo ultimo di ritrovare la moglie, Broomhilda. I tre film sono profondamente diversi, ma il confronto viene naturale. 12 anni schiavo condivide con Lincoln la storicità e veridicità della storia narrata, tratta dalle stesse memorie di Solomon Northup, ma il collegamento con Django Unchained è più diretto e il paragone è più immediato. Entrambi narrano la storia di due uomini – due nigger – eccezionali: nel film di Tarantino, Django viene definito “un negro come ce ne sono uno su un milione” e Solomon Northup si fa notare dai propri padroni – sempre con conseguenze infauste – proprio grazie alle sue capacità, frutto di una vita come lavoratore libero, prima, e artista, poi. Entrambe le pellicole raccontano di due uomini che non accettano la loro condizione di schiavi, ma nei due casi le reazioni sono diverse: Solomon prova subito su di sé le conseguenze del cercare di dire la verità, quindi si rassegna a imbracciare le armi della pazienza; al contrario, Django imbraccia armi affatto metaforiche per salvare la sua Broomhilda. La differenza fondamentale tra i due film sta nel tipo di pellicola che i due registi hanno voluto produrre: le violenze del film di Tarantino, per quanto maggiori da un punto di vista quantitativo, sono così splatter da non riuscire mai a impressionarmi, la finzione in Django viene sbattuta e agitata davanti allo spettatore, tanto che è impossibile dimenticarsi che si sta guardando un film; quando si guarda 12 anni schiavo, invece, è impossibile dimenticarsi che quella rappresentata è una storia vera e la violenza quantitativamente minore, meno spettacolarizzata e più spoglia, giunge allo spettatore come uno schiaffo, di quelli dati bene. Steve McQueen non si preoccupa che il suo spettatore si ricordi che sta guardando un film, una fiction: ti sbatte in faccia la Storia a...

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Crimea: sì, quella dei tempi di Cavour

Crimea: sì, quella dei tempi di Cavour

La situazione attuale: i russi hanno di recente mobilitato truppe armate in Crimea, il governo ucraino è caduto dopo più di cento morti nella guerra civile tra oppositori e sostenitori del governo e questa settimana finiscono del tutto le olimpiadi invernali di Sochi. È la settimana più importante per la Crimea, l’Ucraina e per l’equilibrio tra la Russia e il resto dell’Occidente.

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La vita dei poveri appesa a un filo

La vita dei poveri appesa a un filo

Alcuni di voi avranno sentito parlare dell’anziano senzatetto romano che ha perso la sua roulotte in un incendio provocato dal fornelletto acceso per riscaldarsi (L’articolo di Italianews). L’immagine dei resti dell’incendio era impressionante e subito mi è venuto in mente Luigi, un nostro amico senza fissa dimora che incontro il mercoledì sera quando, insieme agli studenti universitari della Comunità di Sant’Egidio, distribuiamo la cena ai poveri che vivono in strada nei pressi del Verano. Ho chiamato Francesca, che è amica da molto tempo dei senzatetto di Largo Passamonti, e ho avuto la conferma che, purtroppo, il protagonista di questa spiacevole vicenda era proprio lui. Per fortuna però era in buone condizioni, grazie alla prontezza di Abib, un giovane maghrebino (anche lui un amico a cui distribuiamo la cena il mercoledì), che appena si è accorto dell’incendio non ha esitato a mettere in salvo Luigi. Il dispiacere e la preoccupazione si sono immediatamente tramutate in voglia di agire per risolvere questa situazione: mentre Francesca e gli altri si adoperavano per trovare un alloggio sicuro, Giulio ed io abbiamo sentito il desiderio di andare a trovare Luigi e portargli il necessario per ricominciare a credere di nuovo nel proprio futuro. Entrati nel Centro d’Accoglienza comunale “Madre Teresa di Calcutta”, alloggio temporaneo per chi vive un emergenza, ci ha accolto subito Luigi, visibilmente provato ma con il solito spirito combattivo di chi lotta ogni giorno per sopravvivere. Ci siamo accomodati nel refettorio e, davanti a una tazzina di caffè, abbiamo cominciato a chiedergli del suo passato ed è venuta così fuori la sua voglia di raccontare tante storie della sua vita: abbiamo viaggiato idealmente dall’Italia del secondo dopoguerra, di cui continuava a percepire la violenza causata da miseria e paura, alla terra tedesca che gli ha permesso di vivere con la dignità che solo il lavoro può dare. I racconti erano spesso confusi, molto probabilmente a causa dello shock recentemente vissuto e forse della solitudine sopportata nel tempo. L’unico ricordo nitido e ricorrente era quello dell’incendio della sua roulotte, che suscitava in lui ancora un forte senso di colpa per non averlo saputo prevenire o perlomeno limitare nei danni causati: quel dono così importante per la sua indipendenza era ormai perduto e di questo non accusava altri che se stesso. Abbiamo cercato di consolarlo dicendogli che è stata una sfortunata fatalità che poteva accadere a chiunque nelle sue condizioni e che, in questo momento di difficoltà, non era solo ma poteva contare sull’aiuto di molti amici; infatti Francesca e gli altri erano già riusciti a trovargli una nuova sistemazione in una casa-alloggio vicino al Colosseo. Speriamo che Luigi, sostenuto dall’amicizia di chi gli sta vicino, riesca a riprendere una vita serena. Chi ha amici può continuare a sperare, ma quanta gente ancora è sola nelle nostre città?!… Roberto Barrella  

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Un pranzo speciale

Un pranzo speciale

Per la maggior parte di noi un pranzo in famiglia è visto come un evento consueto che scandisce le nostre giornate, ma per gli anziani in istituto è una rara opportunità per vivere insieme un momento speciale. In occasione del 46° anniversario della Comunità di Sant’Egidio i Giovani per la Pace e gli anziani del quartiere San Giovanni (Roma) hanno organizzato un pranzo nell’ istituto di Via Alba. Le signore che vivono in questa casa di riposo sono nostre amiche da molti anni e il motivo fondante che ci ha spinto ad andare a trovarle tutti i sabati è stato il vedere nei loro occhi la tristezza della solitudine vissuta in ogni momento delle loro giornate. La puntualità dell’inizio del pranzo ci ha fatto subito comprendere quanto attendevano questo giorno di festa: grazie al prezioso aiuto del gruppo della Comunità di Sant’Egidio della zona siamo riusciti a sederci tutti a tavola con le anziane e ad ascoltare le loro storie, che ogni volta ci stupiscono e ci fanno riflettere. Gli anziani sono custodi di storie e racconti di tempi non troppo lontani..un vero patrimonio da raccogliere e diffondere per mantenere viva la memoria. Mentre Carmelo ci raccontava della solidarietà vissuta in Polonia dalle popolazioni dei territori occupati dai Nazisti, Caterina (napoletana DOC) si complimentava per le prelibatezze offerteci dai migliori ristoranti del quartiere. Ci ha colpito molto l’immediata sintonia che si è venuta a creare tra le nostre amiche anziane e il gruppo di “non più giovani” volontari che hanno organizzato il pranzo.   Il momento più divertente è stato sicuramente quello degli stornelli romani che si sono presto mischiati alle canzoni napoletane e calabresi intonate dai migliori cantori provenienti da tutta la penisola italica: il canto e il ballo di giovani e anziani insieme hanno dimostrato come si possa creare un clima di gioia e di amicizia anche tra generazioni diverse. Per concludere questo meraviglioso giorno di festa abbiamo chiamato al centro Pina, che con i suoi 100 anni è la più “grande” dell’istituto, e Dario, che ne ha appena 83 di meno, per spegnere insieme le candeline del compleanno della comunità ed esprimere il desiderio di poterci tutti rincontrare presto e far crescere ancor di più questa bella amicizia. Roberto Barrella

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