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I segni di una protesta che non si ferma. Agire per un mondo senza razzismo, dopo l’omicidio di George Floyd #BlackLivesMatter 

Unica via d’uscita: agire

In questi giorni l’America è attraversata da proteste ed è stravolta da razzie e saccheggi degli shop, in cui sono coinvolte tantissime persone. I manifestanti rivendicano i loro diritti, in particolare uno, quello di essere trattati come umani e al pari di altre persone, al pari dei bianchi. Tutto è scaturito dalla morte di George Floyd, l’uomo afro-americano ucciso il 25 maggio dalla polizia americana e diventato icona di questo movimento che si propaga in tutto il mondo, globalmente, ovvero il #blacklivesmatter, al quale i Giovani Per La Pace si sono uniti con il flashmob a Roma nel giorno dei funerali di Floyd.
Ora vi chiederete: perché a causa della morte di un solo uomo si è scatenato tutto questo putiferio? Be’, quando è troppo, è troppo (Enough is enough)! Non è sicuramente l’unico afro-americano ad essere stato ucciso dalla polizia, ma in questo caso, i cellulari che ci rendono tutti reporter – come la ragazza di 17 anni che ha filmato la scena – hanno permesso di avere un video, una prova schiacciante e sicuramente il motivo, come in altri casi, di una rivolta, insieme, perché qui si tratta di razzismo, un fenomeno senza confini geografici ben precisi, ma diffuso in tutto il globo. Quale era la loro colpa? Essere neri?
Facile prendere le distanze da questo movimento se non si appartiene ad una comunità denigrata e discriminata. La famiglia di George chiede giustizia, e, insieme a questa, tutta la comunità e persino il mondo intero. Che giustizia sia fatta per George Floyd e per tutti gli afro-americani ingiustamente uccisi solo per avere un colore di pelle diverso. Ma siamo sicuri che il razzismo nei confronti dei neri trovi causa solo nel colore della pelle? Qui si introduce un altro importante argomento: il lavoro. La discriminazione secondo il lavoro ha origine nella paura, nella logica del nemico e del pensare solo a sé. Conosciamo in Italia il razzismo di quando si dice che “i neri rubano il lavoro”, come se non ne avessero diritto.
Tutto il mondo è vicino a questa vicenda, la preghiera comune crea un barlume di speranza che sfocia nella solidarietà, come dimostra il flashmob organizzato da Giovani Per La Pace e dalla comunità di Sant’ Egidio nella piazza di San Bartolomeo, il 9 giugno. Molti giovani presenti in piazza, con candele in mano a segnare i tratti di quell’atmosfera, solenne e pacifica, manifestano con un gesto semplice per combattere il razzismo in tutte le sue sfaccettature. Dopo aver ricordato, con citazioni, personaggi rilevanti nella battaglia al razzismo, come Martin Luther King, i giovani si sono inginocchiati, nella piazza gremita e silenziosa, per 8 minuti e 46 secondi, ovvero il tempo dell’agonia di George Floyd, interminabile a pensarci, e che ha dato origine a un movimento di protesta che non fa cenno di arrestarsi.

Gaetano Nigito

 

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