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La scuola ai tempi del Covid è #lascuolachenonsiferma solo per chi ha già i mezzi e le capacità per non fermarsi

Ci troviamo nel cuore del quartiere Don Bosco, uno dei più popolosi di Roma; dove si incontrano nazionalità da tutto il mondo: Est Asiatico, Nord Africa, Sud America… e dove il divario economico e sociale con l’emergenza Covid si è fatto ancora più grande ed ha colpito anche i più piccoli.
Alla chiusura delle scuole ci siamo subito attivati per aiutare nel migliore dei modi i nostri bambini attraverso una serie di videochiamate per fare i compiti, spiegare nuovi concetti e continuare la nostra Scuola della pace. Ben presto ci siamo accorti della gravità della situazione di alcune famiglie, la maggior parte non aveva gli strumenti per poter fare la scuola a distanza. Il disagio è enorme. Un’istituzione che nasce per tutti diventa per pochi: solo per chi ha dei dispositivi elettronici, chi ha una connessione stabile e chi riesce a gestire l’enorme quantità di burocrazia.
Dopo un iniziale disorientamento, abbiamo cominciato a richiedere le prime password e a insegnare ai vari genitori come usare il registro online. Abbiamo deciso di non limitarci solo ai nostri bambini ma di invitare chiunque ne avesse bisogno. Così abbiamo diffuso nel quartiere cinque volantini in lingue diverse (bengalese, spagnolo, cinese, inglese ed italiano) provando in questo modo a raggiungere tutti quanti.
Abbiamo attivato uno sportello informativo, due giorni alla settimana, per tutti i genitori che volessero aiuto per: registro elettronico, stampare materiale didattico, fare videolezioni, inviare i compiti svolti alle maestre, richiedere PC o tablet, ma anche aiuto per la spesa, richiedere il contributo per l’affitto, per la disoccupazione… Grazie all’impegno dei Giovani per la pace e di altri amici della Comunità di Sant’Egidio siamo riusciti a creare una rete per cercare di non lasciare indietro nessuno.
Se da una parte la grande affluenza ci ha sicuramente fatto piacere, segno che il nostro messaggio era arrivato; dall’altra, però, nel vedere tutti quei genitori in fila non ho potuto far altro che chiedermi: cosa ne sarebbe stato di tutti quei bambini?
Vogliamo che le famiglie trovino sempre in noi un punto di riferimento, qualcuno a cui potersi rivolgere in ogni momento e per ogni motivo. È questo il messaggio fondamentale della Scuola della Pace: sebbene a volte siamo pochi e con pochi mezzi, non possiamo tirarci indietro, abbiamo la responsabilità di dire “Sì” a tutti e non abbandonare nessuno.

Lia Fortuna – Giovani per la Pace Tuscolano
Università Tor Vergata

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