Una finestra (del pc) aperta sul mondo: a #RestiamoUniti parliamo di Sud Sudan con Paolo Impagliazzo

I Giovani per la Pace continuano gli incontri virtuali per tenere aperti gli occhi sul mondo

Una finestra aperta sul mondo. Sul proprio smartphone o computer, giovani di tutta Italia hanno seguito il secondo incontro di #RestiamoUniti, l’iniziativa dei Giovani per la Pace che, in tempo di coronavirus e di lunghe giornate a casa, hanno deciso di portare avanti il loro impegno per una cultura di pace attraverso Internet.

Lunedì 23 marzo non si è trattato però di un “e-learning”, ma di un incontro con Paolo Impagliazzo, testimone diretto delle trattative di pace per il Sud Sudan, il più giovane paese del mondo, che ha alle spalle un difficile passato, la lotta per l’indipendenza e durissime guerre civili nei suoi primi anni di vita. Attraverso le domande in chat, i partecipanti hanno potuto approfondire con Paolo Impagliazzo la storia del paese e i significativi passi per la pace compiuti con la Comunità di Sant’Egidio.

SCARICA LE SLIDE: SUD SUDAN (PDF)

 

Guarda la registrazione dell’incontro

Una delle novità del secondo incontro è stata la copertina musicale di Giuseppe d’Amati, cantautore partecipante al contest musicale “Play Music Stop Violence” promosso dai Giovani per la Pace. Con la sua canzone non solo ha portato il linguaggio della musica, che in tempi di isolamento rende possibile la connessione delle persone (si pensi alle persone che cantano dai balconi o, in questo caso, aprendo la finestra del browser), ma ha anche introdotto il tema del rispetto dell’ambiente, con un testo sull’inquinamento da plastica.
Olya Makar dei Giovani per la Pace dell’Ucraina ha salutato i partecipanti in videocollegamento, esprimendo solidarietà per l’Italia e spiegando come anche nel suo paese devono adattarsi alla situazione di emergenza sanitaria per continuare a servire le persone più povere.

Il prossimo appuntamento è con Monica Attias, che parlerà del campo profughi di Moria, nell’isola greca di Lesbo, dove la Comunità di Sant’Egidio si è recata per essere vicina alla dura situazione dei migranti e per portare la speranza dei corridoi umanitari, progetto che, attraverso viaggi in aereo, permette di dare una risposta di integrazione e accoglienza. Insieme si cercherà proprio una risposta di speranza al quesito posto dal titolo dell’incontro “L’Europa si è fermata a Lesbo?“. ISCRIVITI ORA

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