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foto di SOR.TE

Tor “Bella”? Insieme per cambiare volto alla periferia romana

Volontari di diverse associazioni hanno dedicato un piovoso sabato mattina di novembre alla pulizia del parco dietro la scuola di via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca

I palazzi si stagliano grigi contro il cielo e le nubi, e l’orizzonte è di cemento.
Siamo a Tor Bella Monaca, quartiere simbolo della periferia romana, che di bello, a dispetto del nome, non ha niente. O almeno questo è ciò che ci hanno sempre raccontato: buco nero del degrado, periferia delle periferie, celebre più per lo spaccio di droga e per le maxi retate. Tor Bella però è fatta delle persone che la abitano, da famiglie, anziani e bambini, persone. E le persone fanno anche cose belle, soprattutto se unite da un senso di comunità; perché si sa, l’unione fa la forza.
In un sabato mattina qualunque dell’autunno romano, un cielo plumbeo accoglie uno stormo di cittadini e associazioni in uno slargo su via di Tor Bella Monaca. L’occasione è un clean up, organizzato da varie realtà del territorio, come la fondazione Villa Maraini, da anni impegnata in questa zona per combattere le dipendenze e la diffusione di HIV ed epatiti con un presidio mobile, istituito con la Croce Rossa. Ma Tor Bella è anche il luogo in cui Sant’Egidio, ha uno dei suoi presidi più poliedrici: gli ex lavatoi di via dell’Archeologia, che ospitano attività di sostegno per gli anziani, per i giovani, la scuola della pace e perfino un museo, come ci racconta Alessandro, volontario di lungo corso. Sabato scorso, Sant’Egidio, la fondazione Villa Maraini, la Croce Rossa insieme a SO.R.TE., Retake Roma, Libera, Tor Più Bella, si sono dati appuntamento per bonificare l’area verde adiacente. Quello che all’apparenza sembrerebbe essere poco più di una striscia di prato che serpeggia tra l’asfalto, infatti, è uno dei luoghi noti della borgata per il consumo di eroina. Questa area verde, tra via dell’Archeologia e via di Tor Bella Monaca, adiacente ad una scuola, l’istituto Bassi, è famosa infatti per la presenza della “grotta”, una costruzione di epoca romana che offre rifugio a tutte le ore del giorno e della notte a chi consuma droghe, lasciando il parco invaso da aghi, siringhe e bottiglie, coperte raggrinzite, vestiti incartapecoriti e perfino scarpe.
Un centinaio di persone in tutto, armati di secchi, guanti e ramazze, animano il giardino, decisi a dare il loro contributo per la comunità, laddove lo Stato fatica ad arrivare.
In poco meno di due ore, a causa del maltempo che ha interrotto anticipatamente l’attività di riqualificazione di sabato 17 novembre, i volontari hanno raccolto un numero impressionante di rifiuti, tra cui vari secchi di rifiuti pericolosi (aghi e affini). Nuove forme, più morbide, si accumulano ora sul terreno: sono i sacchi di immondizia che i volontari di Villa Maraini si occuperanno di smaltire. A volte basta poco per fare la differenza, come risulta dall’operato di questi cittadini volontari che, insieme, hanno restituito un po di salubrità ad un parco abbandonato e sporco, per rendere davvero giustizia al nome di questo quartiere.

 

Paola Aurora Barbieri

 

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