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I Giovani per la Pace di Pavia per il Mozambico: in tanti al concerto “Stop indifference, make the difference”

L’evento sostiene la riattivazione delle cure a Beira, colpita dal ciclone Idai

Un concerto per aiutare le popolazioni colpite dal ciclone Idai in Malawi e in Mozambico. I Giovani per la Pace di Pavia hanno riunito una decina di band per il concerto live “Stop indifference, make the difference” che sabato 15 giugno, con la partecipazione di centinaia di giovani ha reso concreta la solidarietà per questi paesi africani e in particolare per la città di Beira, la seconda più grande del Mozambico, perché torni a vivere.

Le immagini dei villaggi distrutti coperti dall’acqua, delle persone per strada, soprattutto anziani e bambini, senza più una casa, cibo e acqua potabile ci hanno molto scosso, e ci ha molto colpito l’impegno di tutta la Comunità di Sant’Egidio mozambicana per accogliere le persone. L’appello di Nelson (Sant’Egidio) per Beira ha chiesto a tutti di non essere indifferenti e di coinvolgersi in gesti di solidarietà per far tornare la vita nella città, in particolare aiutando il centro di cure DREAM, rimasto molto danneggiato dal ciclone Idai, e al quale si rivolgono centinaia di persone.

“Non vogliamo dimenticare quanto è accaduto e abbiamo voluto sostenere Sant’Egidio per affrontare l’emergenza umanitaria” hanno detto gli organizzatori dell’evento.

La raccolta fondi ha avvicinato il Malawi e il Mozambico all’Italia, paese con il quale c’è una “connessione speciale”, un’amicizia nata nelle #santegidiosummer, le estati di Sant’Egidio in cui si fa visita anche a paesi lontani per offrire il proprio aiuto.

In molti sono passati e si sono fermati per sentire le testimonianze e vedere le immagini lungo tutta la serata. “Quello che è successo in Mozambico e in Malawi ci riguarda, perché noi giovani ci sentiamo davvero cittadini del mondo, e abbiamo capito che non ha senso proteggerci dietro barriere e confini nazionali, e perché il legame tra l’Africa e l’Europa è davvero forte”.
Adam, nigeriano, ha raccontato la sua esperienza in Italia, l’amicizia con la Comunità di Sant’Egidio e la grande gioia di essere utili dando il proprio aiuto. Fa visita insieme ai Giovani per la Pace agli anziani che vivono nelle case di riposo. “Mi hanno insegnato qualche parola in dialetto e grazie a loro ho cominciato a sentirmi pavese” ha detto.

Stop indifference, make the difference” è stato quindi, prima di tutto, una manifestazione per vincere il senso di rassegnazione. “Siamo noi gli adulti di domani, e vogliamo partecipare in prima persona per costruire il futuro nostro e quello degli altri” ha detto Riccardo, 16 anni. Angelica, intervenuta sul palco tra una band e l’altra, ha ricordato come la responsabilità dei giovani nasce dal pensare anche a cose lontane, non solo geograficamente, ma anche nel tempo, per abbattere ogni divisione e ogni razzismo. Per questo l’invito a “Global Friendship”, l’incontro e pellegrinaggio di quest’estate ad Auschwitz e Cracovia insieme a giovani di tutta Europa, fa parte di una proposta che vuole vincere l’indifferenza a tutto campo.

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