Anziani, rifugiati e giovani: l’importanza di un sorriso che unisce

Dalla Comunità di Sant’Egidio di Genova tre storie di accoglienza e di incontro tra persone di diversa età e provenienza

La Comunità di Sant’Egidio è un ponte che unisce persone, storie, vissuti diversi. Su questo ponte avvengono incontri che – nel tempo – cambiano idee, donano sentimenti nuovi, sciolgono le diffidenze!

 

Giovani e anziani: un feeling favoloso!

Questo ponte di amicizia tra giovani e anziani è raccontato dai Giovani per la Pace di Genova in un video.

 

La storia di un giovane rifugiato che aiuta gli anziani

Quando sono arrivato non conoscevo nessuno. Poi sono diventato amico di tanti giovani che avevano la mia età: i giovani di Sant’ Egidio. L’amicizia con loro è speciale, perché mi hanno aiutato quando ero solo e non sapevo l’italiano. Con loro ho imparato ad essere un vero amico. Mi hanno proposto di andare a trovare gli anziani in istituto. Lì, la prima cosa che ho visto è che gli anziani sono da soli. Ho deciso di andare da loro perché non è giusto che siano soli. Io quando sono arrivato ho trovato persone che non mi hanno lasciato solo. Per questo anche io non voglio lasciare gli anziani soli, senza amici. A volte vedo gli anziani tristi come se non volessero più vivere: ho capito che la risposta alla loro tristezza è la mia presenza e la promessa che la nostra amicizia non finirà mai. Gli anziani per me sono diventati come dei nonni che ogni volta mi insegnano cose nuove. Questo per me è molto importante perché con loro posso conoscere il passato dell’Italia.
Kalifa, giovane rifugiato del Gambia

Gli anziani e l’importanza di un abbraccio

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Siamo anziani, ma in noi c’è ancora tanta vita. Tutte le settimane, insieme cerchiamo di fare del bene. Vivere aiutando gli altri, questo noi impariamo dal Vangelo e questo fa bene al nostro cuore. La preghiera è il nostro modo di aiutare e sostenere il mondo: insieme ai nostri amici più giovani preghiamo per la pace e per i malati. È strano ma noi conosciamo bene, attraverso i racconti dei nostri amici giovani, tanti luoghi del mondo: Malawi, Tanzania, Albania sono paesi a cui siamo molto legati e per i quali preghiamo. Per aiutare gli altri bisogna incontrare. Per aiutare abbiamo scelto di accogliere: questo vale soprattutto verso quei giovani che vengono da lontano per cercare un futuro migliore nella nostra vecchia Europa. Una buona accoglienza deve essere nelle parole, nei fatti ma anche nella nostra anima. Cerchiamo quindi di accogliere con amore. Negli ultimi anni abbiamo accolto nella nostra famiglia tanti ragazzi che venivano dall’Africa, con i quali si è creata una grande e preziosa amicizia. Noi vorremmo che per loro Genova fosse un porto sicuro, un porto carico di amicizia e comprensione.Siamo anziani, viviamo in istituto, ci sentiamo spesso disprezzati. Quando siamo entrati in istituto siamo usciti dal portone e abbiamo lasciato tutto. Esattamente come i nostri amici rifugiati. All’inizio eravamo disperati e pensavamo di aver perso tutto: gli affetti, la casa, gli amici, la vita. Ma poi abbiamo incontrato la comunità di Sant’Egidio e gli affetti li abbiamo ritrovati: è incontrare gli amici che cambia tutto. Abbiamo così capito l’importanza di un sorriso e di una parola gentile, di una visita, di un abbraccio. Questo vorremmo portare a tutti: un sorriso, una parola gentile, un abbraccio.
Violetta, 85 anni, vive in istituto

Dalla solitudine degli anziani alla tenerezza di un’amicizia

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Le prime volte che abbiamo incontrato gli anziani non era chiaro il senso di quello che stavamo facendo: imbarazzo, vergogna di parlare, poca voglia e timidezza erano i sentimenti che ci accompagnavano. Sabato dopo sabato abbiamo capito meglio quale era il nostro obiettivo: vincere la solitudine. Il volto illuminato degli anziani è stata la stella che ha guidato il nostro percorso. Scoprire che la loro vita trascorreva nell’attesa di incontrarci ancora ha sciolto ogni nostro dubbio. Le carezze e le strette di mano che ci scambiavamo erano i segni di tenerezza di un’amicizia che stava vincendo il senso di estraneità e quelle divisioni che il mondo sembra alimentare di proposito. A vincere è stata la vita e la testimonianza più bella ce l’ha donata Maria Luisa quando ci ha detto: “Grazie a voi mi sento più vivere”. Ma anche la nostra vita ha ricevuto un grande dono: soltanto le cose vere infatti danno senso e riempiono davvero il cuore come ha sottolineato la nostra amica Violetta. Costruire ponti è il vero modo di dare sapore alla vita!
Sara, Giovane per la Pace

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