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La best practice dei corridoi umanitari in Italia

Perché i migranti non arrivano in Europa in aereo? Ne parliamo con Federica Mancinelli della Comunità di Sant’Egidio

Perché i migranti non arrivano in Europa in aereo? È una frequente e tendenziosa domanda della propaganda anti immigrazione, a cui è però facile rispondere: i migranti non arrivano in Europa in aereo  perché semplicemente non possono farlo, senza un visto. A meno che qualcuno non agevoli la procedura, in modo che giungano con un visto umanitario in un paese sicuro dove possono fare domanda d’asilo e venire accolti.

È questo il principio dei corridoi umanitari voluti da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola Valdese, in funzione dal 2016 e che continuano a dare risultati. Ne sono un’ultima dimostrazione i 54 profughi siriani arrivati a Roma dal Libano il 28 marzo.

Trovare un modo sicuro e legale di gestire le migrazioni è stato un problema costante negli ultimi anni, e forse continuerà ad esserlo per decenni a venire. Oggi chi salva i migranti nel Mediterraneo è criminalizzato e allo stesso tempo i canali di immigrazione regolare sono praticamente nulli. Evitare pericolose traversate e sofferenze seppur una minima parte di chi fugge da fame e guerre, senza chiudere i porti, però si può.

Ci interessavamo già del fenomeno migratorio, ma il naufragio del 3 ottobre 2013 in cui morirono 368 persone fu la spinta per trovare una soluzione”, dice Federica Mancinelli della Comunità di Sant’Egidio, che si è occupata, insieme ad altri, dell’organizzazione dei corridoi. D’altra parte Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, spiega Mancinelli, parlava di questi corridoi per far fuggire le persone dalla guerra in Siria già dal 2011. Così, parlando con il Ministero degli Interni e degli Esteri e analizzando il quadro giuridico si è trovata la possibilità di fare dei visti umanitari per far passare delle persone. “L’accordo è stato firmato nel dicembre 2015” racconta con un po’ di emozione, “e in origine prevedeva 1000 persone, mentre ora è stato esteso a 2000”. In più c’è da aggiungere l’accordo che nel frattempo è stato sottoscritto per 500 persone dall’Etiopia con Cei-Caritas e del quale è stato firmato il rinnovo a inizio maggio.

A chi si rivolgono i corridoi umanitari e come funzionano

Mancinelli è stata più volte a visitare i campi profughi in Libano. È sul campo infatti che si svolge la parte più importante del lavoro. Con l’aiuto e le segnalazioni di Ong e associazioni che già operano sul territorio, come la Comunità Giovanni XXIII, viene redatta una lista di potenziali beneficiari, che è poi trasmessa al ministero dell’Interno, per controlli e accertamenti. “Hanno la precedenza le persone più vulnerabili”, spiega Mancinelli, “come donne sole o vedove, bambini, disabili e malati”. “Ogni paese ha le sue preferenze, ma in genere sono queste le categorie più a rischio, che si tendono a privilegiare”, continua. Categorie vulnerabili già previste per i reinsediamenti dall’Alto commissariato per i rifugiati ma, nel caso dei corridoi, non sono limitate solo a chi abbia già ottenuto lo status di rifugiato: una differenza non da poco.

La situazione in Libano, paese che ospita il più alto numero di rifugiati per abitante, è tutt’altro che rosea. La maggior parte dei siriani lì ha un numero identificativo della propria pratica ma non ha ancora avuto diritto a una vera accoglienza o a un reinsediamento. Sono molti i campi informali, racconta Mancinelli, che stigmatizza anche la mancanza di prospettive a breve termine dei richiedenti asilo. “Non possono neanche tornare in Siria, sia perché la loro casa è stata molto probabilmente distrutta, sia perché tanti andrebbero incontro alle ritorsioni di Assad”.

Purtroppo non è vero quello il ministro dell’Interno Salvini dice da mesi, e cioè che “chi scappa veramente da una guerra arriva in aereo”. I corridoi umanitari lo dimostrano: troppo pochi i visti accordati rispetto alle persone bisognose. “Ormai ci arrivano più o meno venti richieste di aiuto al giorno, via mail o tramite Facebook”, continua Mancinelli.

Un modello che fa scuola

Come ha scritto anche Riccardi nel suo blog su HuffingtonPost, i corridoi umanitari coprono solo una piccolissima percentuale di tutte le partenze per l’Europa, ma qualcuno doveva pur cominciare. Se qualcuno inizia e le cose funzionano bene, è poi facile che altri seguano il buon esempio. Già Francia, Belgio e il piccolo stato di Andorra lo stanno facendo; ognuno secondo le proprie possibilità. Oltre alle 1500 persone già arrivate nel nostro paese, infatti, tramite queste vie legali il Belgio si è fatta carico di altri 1500 iracheni e siriani, la Francia di circa 300, per ora, e Andorra di 7.

Quanto costano i corridoi umanitari?

Un’altra domanda che la propaganda anti buonista potrebbe fare è proprio quanto costano a noi cittadini questi arrivi? Assolutamente niente. I corridoi umanitari sono finanziati interamente dalle donazioni volontarie e dall’8xmille per la Chiesa Valdese, con cui vengono pagati i biglietti aerei, le tasse e le spese per l’accoglienza. Nessun onere, insomma, è a carico dello Stato italiano, e quindi della cittadinanza tramite le tasse. Il solo fatto che iniziative di questo genere siano possibili è dovuto in gran parte alla generosità e alla mediazione di famiglie e piccole comunità, come spiega Mancinelli.

Chi è accolto e chi accoglie

Ad intrecciarsi sono le storie di chi viene accolto e quelle di chi accoglie. Mancinelli ne parla insieme, come se fossero inestricabilmente legate anche nei suoi pensieri. Quello che ci tiene a sottolineare più volte è come l’accoglienza e l’inclusione dei nuovi arrivati abbia rafforzato comunità e famiglie. Mancinelli ripudia l’etichetta di razzisti data agli italiani in questi anni: “La cosa sorprendente è che molti ringraziano per l’opportunità di aver accolto”.

I migranti che arrivano con i corridoi in Italia, dopo aver fatto domanda di asilo, vengono accolti da famiglie, privati, o da strutture di proprietà della Chiesa. La sistemazione poi è diversa in base alla persona, perché c’è il tempo di organizzarla, secondo il principio dell’accoglienza diffusa. La permanenza è limitata nel tempo e ovviamente finalizzata a un futuro autonomo di tutti i migranti, una volta che la loro domanda è stata accolta. Affinché questo sia possibile, oltre a vitto e alloggio, sono forniti strumenti di inclusione, come lezioni di italiano, tirocini formativi e supporto psicologico. Molti di questi servizi sono erogati da volontari. “Ci può essere il fornaio che fa lavorare il migrante come apprendista, o la maestra in pensione che dà lezioni”, racconta Mancinelli, ricordando che la conoscenza della lingua è comunque una cosa imprescindibile e da cui si deve per forza partire. “Nel tempo riusciamo anche a monitorare bene i progressi di tutte le persone coinvolte, grazie alla rete della Comunità, e questo è importante”, spiega sempre Mancinelli.

Prospettive

È utopia pensare di estendere i corridoi ad altre situazioni critiche, come la Libia in queste settimane? Domando con poca speranza e quasi con vergogna a margine del colloquio, pensando alla situazione in cui versano migliaia di migranti privati della libertà nei centri di detenzione. “In realtà ci stavamo già lavorando”, risponde invece, con un tono di speranza, Mancinelli. “Soprattutto se ne sta occupando Paolo Naso, il coordinatore dei corridoi umanitari per la Fcei. Vediamo come evolverà la cosa”.


Qualche settimana dopo il nostro colloquio ecco arrivare la richiesta ufficiale al governo. Il 29 aprile i presidenti della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, proponendo un ”corridoio umanitario europeo” per le molte persone a rischio in Libia. Nel testo, nero su bianco, ci sono anche l’impegno e la disponibilità a collaborare con il governo alla realizzazione di questa misura, sulla base di tre anni di esperienza.

 

Tommaso Meo

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