Messico. Chi aspetta dall’altra parte del ponte?

5.200 soldati disposti da Trump al confine con il Messico attendono migliaia di migranti che fuggono dalle complicate situazioni dell’America centrale. In Italia ha di recente parlato ai giovani padre Alejandro Solalinde, 73 anni, che in Messico presta assistenza ai profughi, spesso vittime di abusi.

 

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Arrivano bambini, donne, uomini, ma la situazione mi sembra uguale ad altre regioni del mondo.Padre Solalinde è consapevole che la sua “Hermanos en el camino” rappresenta per molti migranti un “ponte”, una via sicura e protetta per chi vi passa, così come in altre parti del mondo lo sono quelle organizzazioni che assistono gli immigrati.

In Messico affrontano un viaggio su un treno merci, al quale rimangono aggrappati per ore e, se sfugge la presa, si incontra la morte. Alejandro Solalinde, religioso di 73 anni, non trova inspiegabile che molti compiano questa impresa: “sono tante persone che arrivano da veri inferni, inferni di violenza, inferni di miseria, e ciò è ingiusto”. Sono le difficili situazioni dell’America centrale. Si trovano a transitare in Messico, un paese in cui i cartelli della droga vedono come affare profittevole i corpi dei migranti: per tenerli come ostaggi e ottenere somme dalle famiglie per il loro rilascio; per il traffico di organi; per la prostituzione.

Togliere questo business ai trafficanti è molto pericoloso e per questo motivo padre Solalinde vive da un po’ di tempo con una scorta di quattro uomini. Le sue settanta case di accoglienza in Messico offrono però protezione a molti, grazie a tanti giovani volontari provenienti da tutto il mondo.

La solidarietà dei giovani volontari permette di creare un “ponte” tra situazioni distanti tra loro, perché i migranti, spesso giovani, sono testimoni di paesi che soffrono per la violenza e per le armi, e che bussano alle porte di paesi dove è più sicuro vivere.

In fondo, questo assomiglia all’opera di cui ha parlato Maria Quinto della Comunità di Sant’Egidio — annota Solalinde. Il riferimento è ai corridoi umanitari, attivati in Italia senza costi per lo Stato, e che permettono di far giungere in sicurezza persone maggiormente vulnerabili dalla Siria e dal Corno d’Africa. “I corridoi umanitari nascono dalla rivolta, dalla ribellione contro le morti in mare, contro le morti nel deserto, contro le morti nei valichi di montagna, o nelle stive dei camion o delle navi.”

L’immigrazione, come fenomeno globale, si compone di storie personali di sofferenza e di viaggi rischiosi, per raggiungere le frontiere degli Stati Uniti o della Fortezza Europa.

Leggi il discorso di Maria Quinto all’incontro “Ponti di pace, per un mondo accogliente e solidale”

#pontidipace2018

Pubblicato il 30 ottobre 2018

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