Padre Solalinde: “I giovani che incontrano i migranti cambiano visione del mondo”

Gli studenti di Bologna incontrano il prete minacciato di morte dai narcos in Messico

Quattro uomini della scorta proteggono la vita di padre Solalinde. Ma non è su questo fatto che lui vuole soffermare l’attenzione del Teatro Antoniano di Bologna gremito di studenti. Nel suo paese, il Messico, i narcotrafficanti lo temono: ha saputo, infatti, ostacolarli, proteggendo gli immigrati, altrimenti sottoposti a innumerevoli abusi e “mercificati”.

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Padre Solalinde è un uomo mite. Si presenta così agli occhi degli studenti venuti ad ascoltarlo da tutta Italia e da diverse scuole di Bologna. È abituato ad essere circondato da giovani. Sono i giovani il volto di un’immigrazione che prende la strada che va dal Centroamerica agli Stati Uniti. Per loro e per tutte le persone in pericolo ha affrontato diverse difficoltà.

Nelle settanta case di accoglienza da lui aperte in Messico – gli “alberghi”, come li chiama – padre Solalinde ospita ogni giorno, infatti, centinaia di migranti che cadrebbero, altrimenti, nelle mani dei trafficanti di uomini. Uomini e donne spinti dalla speranza di un futuro migliore, per i quali si è messo in gioco, rinunciando ad una “vita residenziale”, da pensionati – come ha detto. Non è il solo: giovani da tutto il mondo – “persino dalla Cina” – sono giunti ad aiutarlo nella sua iniziativa umanitaria.

Un’iniziativa, la sua, che lo ha portato a scontrarsi contro diversi “muri”, fino ad essere accusato lui stesso di favorire il traffico di esseri umani, mentre si era speso invece affinché i migranti fossero protetti anche negli spostamenti all’interno del paese. Per lui sono “fratelli nel cammino” – “Hermanos en el Camino” è proprio il nome della sua associazione. Sono riusciti a marciare, pregando e cantando, superando pacificamente i cordoni della polizia, ma hanno soprattutto  fatto conoscere il volto dei migranti a molti. “I giovani volontari che tornano nel loro paese, negli Stati Uniti, cambiano la propria visione del mondo” ha affermato. Sono la mitezza e la spiritualità a smuovere le coscienze di chi non conosce il destino, talvolta atroce, di questi “fratelli nel cammino”, che scappano da veri e propri “inferni di violenza”, così come descrive la situazione di alcuni paesi del Centro america. Solalinde e i suoi giovani hanno saputo costruire un “ponte di pace” tra queste situazioni e un futuro migliore.

La sua testimonianza al Forum dei Giovani rappresenta un momento importante di un mondo che ha bisogno di dialogo tra culture e religioni, così come si propone “Ponti di pace” 2018, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in corso a Bologna dal 14 al 16 ottobre.

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