La pioggia non ci fermerà: i Giovani per la Pace alla visita di Papa Francesco

La pioggia non ci fermerà: i Giovani per la Pace alla visita di papa Francesco

Il racconto di una giornata unica per i bambini di Sant’Egidio

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«Questa volta ci siamo premuniti». È ancora vivo tra i miei amici il ricordo dell’ultima visita del Papa. Magliette zuppe, scarpe ridotte a spugne, bambini da mettere in salvo dalla pioggia. Così, di fronte alla possibilità che domenica possa esserci brutto tempo, in questa riunione informale, tra cornetti e bombe alla crema, mettiamo a punto un piano d’azione: doppi impermeabili, scarponcini, ombrelli e merendine.

Ci prepariamo così alla visita di papa Francesco a Santa Maria in Trastevere, in occasione dei cinquant’anni della Comunità di Sant’Egidio. La pioggia, questa volta, non sarà un problema. E quando ci vediamo domenica all’ora di pranzo sembra addirittura una domenica soleggiata. Alla fine, è vero, è piovuto, ma non è stato un problema. É stata comunque una giornata memorabile.

A Trastevere incrociamo subito i nostri “colleghi” delle altre Scuole della Pace; ecco Garbatella, guarda, c’è Tor Bella Monaca. Lì si riconosce facilmente: ragazzi mano nella mano con i loro piccoli amici che si dirigono verso i varchi di accesso presidiati dai carabinieri. In pochi minuti siamo dentro. Ci dirigiamo verso il nostro settore: alle spalle abbiamo La Casa del Rifugio. Inutile dire che è stata da subito individuata come il luogo dove ci ripareremo dalla pioggia. Dopo un’oretta l’alleanza Laurentino-Tor Bella Monaca-Garbatella guadagna un posto in prima fila in via di San Cosimato. L’ora successiva è un susseguirsi di falsi avvisamenti: «ecco, sta arrivando una macchina!», «ecco, c’è la sua scorta!». Bariamo un po’ sul tempo per accorciare l’attesa ai «nostri» bambini. Nel frattempo, comunichiamo a distanza con la Scuola della Pace di Prima porta. Noi siamo qui stretti, mentre loro ballano sul fontanone della piazza.
E alla fine, l’attesa viene ripagata. Ecco la Ford del papa. Ci passa vicinissimo, salutandoci dal finestrino abbassato. È infatti cominciato a piovere forte. Appena la macchina del Papa svolta nella piazza, ci dirigiamo verso il riparo stabilito. Nella Casa del Rifugio veniamo fatti accomodare in un ampio salone davanti alla diretta televisiva dell’evento. Seduti a gambe incrociate con accanto i nostri bambini non possiamo che annuire dentro di noi al discorso pronunciato dalla nostra “collega” Laura che vediamo parlare di fronte al pontefice. Qui, davanti a questa distesa di futuri uomini e donne di domani non possiamo che percepire la responsabilità che abbiamo nei loro confronti. È un momento che vale l’intera visita; in questo salone possiamo sperimentare lo spirito che deve animare il nostro essere Giovani per la Pace. Lo stare insieme, il condividere la merenda con i bambini, il darsi da fare per loro, che qui si traduce nell’asciugare capelli e vestiti grazie al phon che ci viene fornito.

Terminata la diretta, scendiamo in tempo per vedere il papa passarci vicino un’altra volta. È a piedi questa volta. Le nuvole sopra di noi si vanno, infatti, diradando. Riponiamo gli ombrelli negli zaini scambiandoci sguardi soddisfatti. Appuntamento alla prossima visita del papa.

Di Gabriele Rizzi

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