«Mi hanno sabotato i freni, ma senza la musica non sarei qui»

«Mi hanno sabotato i freni, ma senza la musica non sarei qui»

I Finding My Tomorrow non sbandano, ma cercano la loro strada

ROMA – I Finding My Tomorrow sono alla ricerca della loro identità. «Non vogliamo fare le cose di fretta perché la musica è una cosa seria» dice giustamente Giorgio Proietti, il giovane batterista della band. Siamo abituati a vedere personaggi già costruiti e vissuti, che per questo puzzano già di morto, ma gli FMT sono genuini, non si sentono arrivati.
Sono al loro primo live, ma accendono la serata all’Angel’s Pub, dove i Giovani per la Pace hanno deciso di lanciare il concorso nazionale Play Music Stop Violence (per gli under 24). La musica attraverserà in questi mesi le periferie di diverse città italiane ed ha iniziato a scorrere come un movimento di ribellione pacifica alla violenza da Torrenova (zona Est di Roma).

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Al pre-contest nazionale Play Music (per under 24)
band per una ribellione pacifica alla violenza
con la musica

Spesso ci si appassiona alla musica grazie a «influenze familiari», come ci raccontano i giovani componenti della band: nessuno supera l’asticella dei 20 anni. I Finding My Tomorrow non sono però all’inizio della loro ricerca, essendo già la musica stessa un percorso che ti porta a esplorare. «Nascono con la musica le ‘amicizie da fila’», racconta il bassista Edoardo Bonapace. «Sono quelle amicizie che si fanno andando a un concerto: si sta tutti insieme a sentire un gruppo e ti può capitare di incontrare degli sconosciuti che diventano poi i tuoi migliori amici. Non sarei qui senza la musica. Anche se una volta ho rischiato la vita per via dei freni della macchina sabotati dai miei amici, ma questa è un’altra storia». Ti hanno sabotato i freni della macchina? Il gruppo ride: sono i racconti di quelle serate mitiche con gli amici, in cui si scampa il pericolo, ma non lo si cerca. Sono bravi ragazzi. Hanno buone convinzioni. «La musica unisce: non odi qualcuno perché la pensa in modo diverso. Cito Voltaire: ‘farei di tutto per farti esprimere la tua idea, anche se sono in disaccordo’» dice Edoardo.

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Le “amicizie da fila”: quegli incontri che ti cambiano la vita

Il Play Music Stop Violence è il concorso musicale giusto per mettere in chiaro le idee: quel trovarsi sul palco ti costringe a tirar fuori le idee e la voce, alla prova del pubblico. La voce di Alessandro Toccaceli (17 anni) raggiunge con potenza le ultime file del pub: è la forza sottovalutata dell’alternative rock. Il look è quello giusto per un gruppo che si ispira ai Muse e ai Thirty Seconds to Mars.
Il palco, le prove e le serate sono i posti in cui frullano le sensazioni che diventano sentimento e poi linguaggio della musica. «Amo le sensazioni che può dare la musica. Far parte di una band è condividere questa passione», è la tastiera e seconda voce a parlare, Omar Hussein. «La musica ti può sollevare quando stai male», aggiunge Alessia Arfei, chitarrista. Insieme hanno trovato la loro forza: vengono da Palestrina, Finocchio, Tor Bella Monaca, nomi e luoghi della disparata periferia Est di Roma. Sono legati al Lombardo Radice, ma si sono trovati anche attraverso il web, con la nota piattaforma di Villaggio musicale.
La musica è quello spazio libero per le band giovanili di oggi. «Nella storia della musica ci sono stati inni per fare propaganda di guerra», aggiunge come nota la chitarra, Alessandro Hossain, che studia Letteratura moderna.

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La musica non è propaganda di guerra

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I Giovani per la Pace vogliono trovare un palco per le idee, le passioni e il talento musicale, perché la musica è ancora uno di quei pochi spazi non inquinati dall’odio. Il Play Music Stop Violence, alla settima edizione, permetterà a band under 24 (come media dell’età dei componenti) e a solisti under 24 di arrivare dopo le selezioni al palco dell’Atlantico Live. Non si cercano solo competenze tecniche, perché il palco non premia sempre chi si sente già “arrivato”. Vincerà la band che farà capire che “il mondo cambia musica”. Si cerca la passione di cambiare il mondo, perché così come è non ci piace. Non c’è poesia e ci sono troppe divisioni. Il palco del Play Music ha bisogno di tutta la vostra creatività e di tutti i generi musicali. Non ti tirare indietro perché non sei pronto, perché il brano è ancora da finire o per ora hai solo cover. Tutti coloro che fanno della musica la loro vita e il loro tormento possono mettersi in gioco.

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