A Genova un testimone della Shoah e un profugo. Per non dimenticare!

In una società veloce, che si crede sgamatissima, che cosa è veramente “smart”, intelligente?

Veniva da chiederselo lunedì, mentre ascoltavamo parole profonde e originali in una sala gremita di giovani alla conferenza “Rifugiati: ricordare la Shoah per costruire una società accogliente”. Piero Dello Strologo, testimone della persecuzione degli ebrei genovesi, e Yaya Kongyra, giovane rifugiato gambiano, hanno incontrato i liceali e universitari genovesi con l’urgenza di testimoniare l’importanza di una memoria condivisa, fondamentale per chi come loro ha vissuto la violenza e la paura della guerra e della persecuzione.

Piero era un bambino durante la Seconda Guerra Mondiale, costretto alla fuga verso la Svizzera per evitare la deportazione durante le retate dei fascisti.

Yaya uno studente della Facoltà di Agraria in Gambia e faceva parte del principale partito di opposizione al regime di Jammeh, battendosi per “svegliare” i giovani gambiani e per sensibilizzarli sulle crudeltà del dittatore.

Due storie diverse quelle di Yaya e di Piero, per tempo e luogo, ma molto simili per la drammaticità che le ha caratterizzate: entrambi rifugiati in paesi stranieri, in fuga dalla guerra e dalla violenza.

Un altro aspetto inoltre le accomuna: l’importanza che ha avuto per entrambi l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio.

Come ha raccontato Piero, è nell’incontro con la Comunità che è nata in lui la voglia e l’esigenza di testimoniare con il suo racconto la persecuzione degli ebrei genovesi. Per anni, dopo il ritorno in Italia, non aveva raccontato la sua storia e soprattutto si era chiuso in sé stesso, non sentendosi mai veramente accettato dagli altri. L’amicizia con la Comunità gli ha fatto comprendere l’importanza della memoria, soprattutto per le nuove generazioni.

Anche la vita di Yaya è cambiata grazie all’incontro con i giovani della Comunità, ha ritrovato la fiducia nel prossimo, che aveva perso dopo un lungo viaggio in mano ai trafficanti di uomini.

Le storie di Yaya e Piero ci hanno aiutato a svegliarci dall’indifferenza che spesso inconsapevolmente ci avvolge, ricordandoci l’importanza della memoria, perché il pericolo della diffusione di movimenti antisemiti e xenofobi è reale e come ha detto Piero, felice di poter sedere accanto a Yaya, soltanto “la memoria può generare la solidarietà” di cui oggi il mondo ha tanto bisogno e aiutarci a coltivare una vera intelligenza della storia. E della vita.

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