Il papa a Roma Tre: le migrazioni non sono un pericolo

Oggi all’università Roma Tre, il papa ha risposto alle domande di quattro giovani universitari, tra cui una giovane rifugiata siriana giunta in Italia insieme al Santo Padre dopo la sua visita a Lesbo, ed ha indicato alcuni concetti fondamentali per il raggiungimento della pace nel mondo ma anche nella vita di tutti i giorni. Il discorso comincia con il concetto di violenza. Dopo una breve descrizione della situazione mondiale, il pontefice ha affermato che stiamo vivendo una terza guerra mondiale divisa a pezzetti, in un clima di violenza che non è soltanto tra nazioni ma anche nella nostra vita quotidiana. Quando si parla, il tono che si utilizza per le parole può essere indice di scontro o pacificazione. Oggi, purtroppo, siamo in presenza di uno scontro verbale sempre più aspro, che parte dalle dinamiche familiari e giunge alla politica, duramente criticata dal pontefice per la mancanza di pazienza nel dialogo.  Dialogo vuol dire argomentare rispettando opinioni differenti e non obbligare l’uditorio a pensarla come il relatore. Da qui l’importanza di un’università lontana dall’idea di dispensare un insegnamento all’insegna di un unico orientamento: una tendenza che il papa ricorda nelle università dell’America Latina e che si chiede se sia presente anche in quelle italiane come Roma Tre, la prima università italiana statale che ha visitato nel suo pontificato. “L’università è il luogo dove si può dialogare, dove c’è posto per tutti”: questo è il suo compito autentico. Rispondendo ad un’altra domanda il Santo Padre ha focalizzato l’attenzione sul cambiamento dei tempi ed ha spronato i giovani a “vivere la vita come viene, altrimenti non impareremo mai a viverla”. Per sottolineare il concetto ha usato la metafora del portiere di calcio: “la vita somiglia al portiere della squadra, che prende il pallone da dove glielo buttano. La vita si deve prendere da dove viene”. Proseguendo il discorso papa Francesco ha risposto alle domande circa l’economia mondiale e l’integrazione. Tutto parte sempre dal concetto di dialogo. Noi tutti dobbiamo essere in grado di adattarci alla velocità nel dialogo non perdendo la nozione, ossia evitando di creare una comunicazione “liquida” senza consistenza. Ricordando le parole di Bauman su “La società liquida”, il Santo Padre ha affermato: “dobbiamo trasformare questa liquidità in concretezza“. Riallacciandosi all’economia ed alla problematica della disoccupazione nei paesi sviluppati ha ribadito: ” La liquidità dell’economia toglie la concretezza e la cultura del lavoro”. L’invito è quello di risolvere i problemi economici, sociali e culturali attraverso la concretezza.

Infine, ha ricordato agli universitari il suo viaggio a Lesbo e il fenomeno delle migrazioni affermando: “le migrazioni non sono un pericolo: sono una sfida per crescere”. Auspica che gli Stati europei seguano l’esempio dell’integrazione svedese. La Svezia ha assunto negli anni un piano solidale per l’integrazione dei migranti, fornendo insegnamenti della lingua nazionale, un lavoro e un’abitazione. “Loro portano una cultura che è ricchezza per noi, loro ricevono la nostra cultura: è uno scambio e questo toglie la paura”.

Le parole chiave su cui il Papa invita a riflettere tutti i giovani sono Dialogo, Concretezza, Accoglienza, Integrazione. Le parole del Santo Padre ci indicano la strada per aprire uno spiraglio di luce, nelle tenebre dell’umanità.

Andrea Avella

GxP Roma

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