Laudato si’: tra sviluppo e ambiente impoverito. Una proposta, da Frosinone

Mensa di Sant'Egidio a Frosinone

Laudato si’ o mi Signore oltre ad essere l’incipit del testo poetico più antico della letteratura italiana, il Cantico delle Creature scritto da San Francesco d’Assisi nel 1226, è anche il titolo della seconda lettera enciclica composta da Papa Francesco durante il suo terzo anno di pontificato.

La scelta del titolo e il rimando al patrono d’Italia sono tutt’altro che casuali: il Santo Padre intende denunciare la crisi ecologica contemporanea come conseguenza dello sfruttamento che gli uomini perpetrano ai danni del Creato, ma anche indicare una strada per uscire dall’individualismo, suscitando compassione per ciò che è debole e fragile.

Il grido della terra, unito a quello dei poveri, esorta le coscienze individuali al rispetto dell’ambiente e ad una più globale conversione ecologica e umana. Globale nel senso di un legame interdipendente tra la vulnerabilità dell’uomo e della natura.

La cultura dello scarto, la disparità Nord/Sud del mondo fanno sì che le società oscillino tra due eccessi: tra chi è ricco e industrializzato (il Nord) e chi, invece, è molto povero, arretrato, vittima di guerre e si alimenta delle briciole che gli giungono grazie agli aiuti umanitari (il Sud).

Accettando la sfida del Papa di costruire un mondo unitario senza più muri, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche, le Chiese Valdesi e Metodiste, attraverso un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Interno e degli Affari Esteri italiani, hanno attuato un programma altamente umanitario: i corridoi umanitari. Si tratta di un progetto pilota che tutela chi fugge dalle guerre ed è finalizzato a contrastare i viaggi sui barconi che provocano un numero impronunciabile di morti, tra cui molti bambini. È ancora vivo il ricordo di Aylan, bimbo curdo di 3 anni annegato insieme alla mamma e al fratellino durante una traversata in mare e rinvenuto sulle coste turche. Soprattutto ha l’obiettivo di garantire un ingresso legale sul territorio italiano grazie a un visto umanitario, previo controlli da parte delle autorità italiane e con la successiva possibilità di richiedere asilo.

I corridoi umanitari prevedono l’arrivo in Italia di circa mille profughi provenienti dal Libano (siriani fuggiti dalla guerra), dal Marocco (primo approdo per chi scappa dalle guerre civili in Africa sub-sahariana) e dall’Etiopia, nell’arco di due anni. In Italia saranno ospitati da strutture di accoglienza situate a Roma e nel Lazio, in Emilia Romagna, in Trentino e in Piemonte.

Ciò dimostra che il dialogo ecumenico e la collaborazione tra più tradizioni genera frutti positivi; mai come in questo caso risulta vero che nessuno si salva da solo.

Frequentemente si pensa che siano i “forti” a dover aiutare i “deboli”, quasi sempre si verifica il contrario: i poveri sono dei grandi maestri di vita in grado di rivoluzionare perfino i pensieri più radicati. In questa società sempre più frenetica, la forza delle parole dell’apostolo Paolo, c’è più gioia nel dare che nel ricevere, assumono una veridicità unica.

La Comunità di Sant’Egidio di Frosinone da diverso tempo se ne fa missionaria con il servizio agli anziani che vivono negli istituti della provincia e nelle loro case. Inizialmente emerge incredulità per quelle vite ridotte ai margini, sembra di essere in un film, e tale sentimento si è ripresentato con la scoperta di senza fissa dimora che vivono nei pressi della stazione di Frosinone.

Quindi il Vangelo si rivela uno strumento sempre più attuale, è una guida importante affinché i cuori, gli occhi e le orecchie di ogni individuo si apra al grido dei poveri.

Da poco più di un anno, inoltre, Frosinone ha una mensa della Comunità frequentata da molte famiglie arabe, italiane, da uomini e donne che non vengono esclusivamente per ricevere un pasto caldo, ciò che cercano e ricevono è calore umano, una parola di conforto, quel feedback positivo che non riescono a ricevere all’esterno.

Cristiani e non cristiani sono soliti adottare atteggiamenti di distrazione affinché il loro cuore non soffra (14); è la frenesia del mondo contemporaneo a far sì che i singoli siano impermeabili alle reali problematiche che li circondano.

Mensa di Sant'Egidio a Frosinone

Mensa di Sant’Egidio a Frosinone

Bergoglio continua a mostrarci un legame indissolubile poveri-ambiente quasi fossero un tutt’uno, facendo emergere come lo sviluppo tecnologico stia letteralmente distruggendo il mondo: la sovracrescita economica contemporanea si scontra con i limiti della biosfera e con la capacità rigeneratrice della Terra, la quale non riesce più a seguire la domanda; l’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di rigenerarli in nuove risorse. Lo spazio disponibile sul nostro pianeta ammonta a 51 miliardi di ettari e quello utile alla riproduzione umana a 12 miliardi di ettari, diviso per la popolazione mondiale attuale ne risulta che è possibile occupare circa 1.8 ettari a persona; i ricercatori dell’istituto californiano Redifining Progress e del WWF hanno calcolato che lo spazio bioproduttivo consumato dalla popolazione mondiale è in media 2.2 ettari pro capite. In questa stima è insita una disparità enorme: uno statunitense consuma 9.6 ettari, un canadese 7.2, un europeo 4.5, un italiano 3.8. Com’è possibile una situazione del genere? Purtroppo lo sviluppo tecno-economico ha generato una regressione della morale umana che ha portato ad agire come il figliol prodigo: per vivere non basta il reddito personale, bisogna necessariamente dilapidare il patrimonio di famiglia. Bastano pochi decenni per distruggere ciò che il pianeta ha prodotto in milioni di anni. Indubbiamente il progresso scientifico ha portato a innovazioni positive, ma la mentalità dominante concepisce la realtà come un oggetto manipolabile illimitatamente (eccesso tecnocratico): in economia come in politica ogni scelta viene presa in base al profitto, prediligendo l’egolatria. È possibile che qualcuno rinunci a qualcosa per il bene collettivo?

A tal proposito, con molto ottimismo, il Papa invita tutti a ripensare un modello di sviluppo sostenibile basato non sul liberismo assoluto o sul capitalismo più sfrenato anzi, ripristinando un’economia sana che sia priva di speculazione.

Inoltre, da studi geologici si è evidenziato che se la temperatura del globo si surriscalda di soli 3°C (attualmente è di 2°C) Napoli, Londra, Mumbay, Sydney saranno destinate a sparire a causa dell’innalzamento del livello dei mari e, molto probabilmente, tra qualche decennio, le guerre non si combatteranno più per il petrolio ma per l’acqua e ci saranno, entro il 2060, oltre 550 milioni di sfollati per motivi climatici.

Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre (33). Non è per mero romanticismo che il Papa si preoccupa di assicurare la sopravvivenza ad animali e piante che Dio ha creato, semplicemente perché tutte le creature sono connesse tra loro […] e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri (42). È necessario tutelare la biodiversità, anche se gli interessi economici transnazionali ostacolano tale bisogno.

Al cuore di quest’enciclica “verde” impera l’interrogativo circa il mondo che si desidera lasciare alle generazioni future. Ciò porta alla formulazione di quesiti di fondo senza i quali ogni preoccupazione ecologica sarebbe vana: per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa Terra ha bisogno di noi? (160)

La fede in un Dio creatore non è un prodotto sottoculturale, al contrario è decisiva per la visione di un destino comune sulla Terra. Per questo Francesco si appella ai credenti: affinché spingano le religioni a intraprendere un dialogo comune finalizzato alla cura della natura, alla difesa dei poveri e alla costruzione di una fraternità fra i popoli.

Dunque, non si parla solo di “ambiente” in quanto “natura”, ma anche di spiritualità, ecumenismo, politica, problemi sociali e poveri.

Questa lettera enciclica offre uno sguardo nuovo per leggere la storia a partire dalla crisi ambientale, inoltre affida la responsabilità a tutti gli uomini di buona volontà e ai credenti delle religioni, di cambiare le loro abitudini affinché le nuove generazioni non trovino un mondo pieno di problemi.

Giuseppina Romano

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