#PrayforParis

lacrima
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Si agitano le penne e le tastiere, la mente e i cuori. Il flusso continuo di parole che inondano i social e di pensieri nella mente è enorme. Parigi scuote e fa male. Un pensiero sincero di vicinanza e di affetto per chi ha perso i propri cari, per chi si sente impaurito, per chi non si sente sicuro, per chi è arrabbiato, per chi è ferito, nel corpo e nell’anima.

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Un pensiero anche a chi è lontano da Parigi. Un pensiero a chi in quelle zone ci è stato e si chiede: “potevo esserci io”. Un pensiero per chi ha paura che questa violenza cieca possa toccarlo. Un pensiero a chi  continuamente vive questo terrore, un pensiero a chi scappa da questo terrore, un pensiero a chi soffre perché vede il nome di Dio bestemmiato e dice “not in my name”.

Un pensiero. Questo soltanto può essere espresso. Un pensiero di condanna ferma alla violenza. Un pensiero che però vuole anche dire con forza, nel buio della paura – come il buio di ieri a Parigi -, che attanaglia molti adesso, che mai tutte le vittime si confonderanno ai carnefici. Questo pensiero vuole essere universale, toccare tutte le paure, perché le vittime di Parigi provocano una fitta al cuore e uno sgomento uguali a quello delle vittime di violenze indicibili e inenarrabili in tante parti del mondo. Ed un pensiero speciale va alla martoriata Siria.

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C’è una paura che dilaga da cui questo pensiero vuole allontanarsi, la paura che un “nemico” si confonda nei volti di chi è scappato da quelle violenze inenarrabili. In questo pensiero di vicinanza a tutte le paure e a tutti i sentimenti confusi scaturiti dopo Parigi una cosa si afferma con chiarezza: nessun musulmano nemico, nessun profugo nemico, nessun uomo nemico. A costo di ripetersi: mai tutte le vittime si confonderanno ai carnefici.

Un solo volto cardine di questo pensiero nella nebulosa delle parole confuse: il volto di chi è nel pianto. Il volto in lacrime di chi ha visto la violenza abbattersi sulla propria vita a Parigi e ovunque nel mondo. Il volto in lacrime di tanti profughi. Il volto in lacrime di chi è scoraggiato dalla violenza. Il volto in lacrime dei musulmani nostri fratelli che piangono per le vite spezzate di Parigi in nome di un Islam bestemmiato dai violenti. I volti in lacrime di quei musulmani che piangeranno per la violenza delle armi (pensiamo nuovamente alla Siria) e alla violenza delle parole qui nella nostra Europa. I volti in lacrime di chi sente una fitta al cuore.

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Gridare “nemico” è come gridare “crocifiggilo”. Quando la folla grida i volti di tanti giusti piangono. Non ripetiamo lo stesso errore.

Con la chiarezza di questo pensiero asciughiamo le lacrime di chi è nel pianto con la preghiera. Preghiamo per Parigi, preghiamo per le lacrime versate. Preghiamo perché non si pianga più. Preghiamo contro tutte le violenze. Preghiamo perché non prevalga mai e mai più l’odio ma la pace.

 

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