“Un pugno” di polemiche inutili

Quanto scalpore ha generato “il pugno” di Papa Francesco. Sembra quasi che la nostra società, d’un tratto, sia diventata repellente alla violenza (verbale). Sembra quasi che l’ex cardinale di Buenos Aires si sia trasformato in un violento teppista che aspetta solo di fare a pugni con tutti. Be’, ma perché scandalizzarci quando è già così ? Prima che su chi vi scrive si scagli l’ira dei difensori di Papa Francesco tengo a precisare una cosa: Bergoglio non è un teppista violento ma sta facendo a pugni con tutti. In fondo le polemiche di un certo mondo politicamente (s)corretto sono la cartina al tornasole di un finto ripudio della violenza.

L’offesa, a cui quel pugno risponde, è già censurata per un cristiano – Francesco ha detto molto sulla violenza verbale. Il pugno del Papa non è pugno di vendetta dal momento in cui già l’offesa, da cui scaturisce la reazione, è censurata. Non si discute nemmeno la giustificazione della violenza poiché già se il primo termine, l’offesa dell’insulto – meno grave del pugno – è censurata, quanto è più censurata e proibita la reazione del pugno, fisica, più grave dell’insulto verbale ? Tuttavia, un finto perbenismo si scandalizza per il gusto della polemica. La polemica è un gusto, cattivo, di chi, non sapendo più che dire e come apparire, si appiglia a questioni di lana caprina. Non è un nascondimento. Non è un tentativo di ovviare una questione per non affrontarla. E’ un problema di non-conoscenza. Non si conosce, non si sa, non si è in grado di leggere. Ma leggere cosa ?

Il pugno di Papa Francesco Francesco è quella malsana rabbia che nasce dallo stomaco, dalla pancia. E’ quella cattiveria che sale e che “offende” l’altro. E’ quell’istintività perversione di cui tutti facciamo esperienza. E’ quell’atteggiamento che il pastore di anime che Bergoglio è cerca di curare. Francesco parla alla gente e la capisce ma non la compatisce nei suoi “istinti”. Anzi, parla a questi istinti: è inutile riportare le parole spese dal Pontefice dall’inizio del suo pontificato su atteggiamenti concreti che separano dagli altri.

Allora il punto qual è ? Semplice: scandalizzarsi della violenza che è in me e della violenza che è sugli altri. Di “pugni” fisici si parla poco, ci si indigna poco (quanti pugni abbiamo dato a Greta e Vanessa con la questione volgare dei soldi spesi per salvarle ?). Nel mondo la gente fa a pugni e non interessa e non interessano le ragioni per cui lo si fa. Si preferisce la cronaca del pugno e non la comprensione delle ragioni che spingono al conflitto (locale-personale, globale-comunitario).

Il Papa ha già abbondantemente risposto all’inaccettabilità della violenza. Appigliarsi alla sua descrizione è sviare una questione essenziale: qual è la soglia di rispetto per l’intimo dell’altro ? Questa era la domanda vera. Resta un tema che verrà affrontato. La questione da affrontare è una: il Papa è diventato tutto d’un tratto violento o il nostro ascolto è scarso ? Avevamo un’occasione per affrontare una questione ma ci siamo accontentati della polemica. Oltretutto vorrei ricordare che l’uomo da cui è partita la metafora del pugno è colui che ha posto fine al braccio di ferro tra Cuba e Stati Uniti – la memoria storica di breve e lungo termine sarebbe un altro problema da affrontare.

Ho detto all’inizio che il Papa argentino fa a pugni con tutti. Fa a pugni con la guerra, quella combattuta con le armi e quella combattuta con gli istinti che ci provengono dal basso; fa a pugni con la durezza dei cuori dei governanti perché si guardi alla gente e a quella delle persone perché si sia in grado di vivere meglio insieme; fa a pugni con le logiche errate del nostro tempo che impediscono la fioritura di visioni che sappiano dare letture al mondo com’è e donino prospettive.

Papa Francesco parla ai cuori…una categoria che le polemiche da tempo hanno sommerso facendo rumore.

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