La memoria

Pubblichiamo una poesia di Antuane E. Davila Mazzetti, giovane per la pace, che esprime in versi essenziali la memoria del 16 ottobre 1943, giorno in cui furono deportati gli ebrei romani nei campi di sterminio nazisti. La poesia nasce dall’incontro dei Giovani per la Pace con Enzo Camerino, sopravvissuto alla deportazione e custode di una fondamentale testimonianza.

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LA MEMORIA

158509

Considerate se questo è un uomo.
Sì, considerate se questo numero è un uomo
senza cognome, senza nome, senza età, senza amore, senza dignità senza un porto sicuro, senza niente
senza la cosa più preziosa … la sua identità. Considerate se questo è un uomo
lo chiedeva Primo Levi al suo lettore.

Eppure è un uomo.
Un uomo terribilmente forte nella sua fragilità.
Un uomo che involontariamente ha lottato per la sua vita, uscendone vincitore, nonostante le avversità, nonostante le terribili “prove” che ha dovuto superare da quel 16 ottobre 1943.

Quella mattina di quel sabato nero, alle 05.15, le truppe tedesche ci caricarono su camion diretti alla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina.
1024 persone
tra cui bambini, anziani e malati
tutti caricati nei vagoni bestiame dei treni
in piedi, appiccicati l’uno contro l’altro
senza poterci muovere
eravamo un’unica bestia che respirava affannosamente.

Il viaggio durò 8 giorni,
solo una sosta,
Padova
la croce rossa visitò qualcuno di noi e ci diede del cibo. Ma in quei 8 giorni,
Per noi

oramai bestie,
il tempo si era fermato
ognuno nella propria solitudine, costantemente torturati dalla paura, dalla paura di non sapere il perché.
Cadaveri buttati a terra,
lasciati lì, nella totale freddezza
senza sapere che anche noi eravamo cadaveri.
Stanchi
rassegnati
privi di ogni speranza
siamo arrivati a destinazione
ci hanno subito divisi in due file,
ancora non sapevamo che d’altra parte si andava dritti nei forni, per lo più erano anziani e malati.
I bambini,
i nostri bambini, venivano usati per degli esperimenti genetici.

E noi
proprio noi
finimmo nei campi di sterminio, mascherati come campi di lavoro: ARBEIT MACHT FREI – IL LAVORO RENDE LIBERI Che pubblicità, quasi credibile.
Se solo avessimo saputo
se solo
avessimo saputo cosa fossero

Auschwitz-Birkenau-Monowitz …
se solo avessimo saputo cosa fossero i campi.
Ci marchiarono come delle vere bestie,
ci tolsero i vestiti, i nostri indumenti più preziosi
ci privarono dei nostri capelli,
i capelli
te ne rendi conto?
della nostra diversità
ci privarono di ogni cosa.
Perché?
Per una questione di razza?
Non ha senso.
Ci sfruttarono, come gli schiavi dell’antico Egitto, altro che caffè, spazi ricreativi per noi e i nostri bambini, altro che
“il lavoro rende liberi”
eravamo più incatenati che mai, costantemente in bilico sulla lama di un rasoio.

Un uomo,
quel 158509
ha visto suo padre,
morto
nudo
buttato come un sacco, sotto una panchina,
al freddo.
Com’era morto?
Tornando alle baracche, perché ci tenevano dentro baracche, si era sentito male
ed era caduto a terra,
non lo aiutarono, tutti continuarono per la propria strada, delle guardie tedesche pensarono bene di prenderlo a calci fino a lasciarlo immobile
senza respiro.

Una Donna, quell’unica Donna

che tornò tra quei sedici sopravvissuti,
vide morire la madre, la sorella,
in quei campi
perse tutto quello che di più caro potesse avere,
trascorse giorni nascosta tra cadaveri,
ma non perse mai
la Speranza,
una gracile e vacillante Speranza
che si è trasformata in forza,
forza di lottare fino all’ultimo respiro,
con le unghie e con i denti.
E quella forza è divenuta coraggio,
coraggio di rivivere quella terribile esperienza attraverso le parole, attraverso storie,
attraverso la memoria.
Memoria.
Una memoria che stiamo perdendo di vista.
Una memoria che può sembrare banale
manonloè.

Sono tante le forme dell’ingiustizia
e dobbiamo imparare a riconoscerle, Dovete!
Per evitare che si ripetano
ancora e ancora.
Dobbiamo essere vigili.
Dovete essere vigili e custodi della memoria.

PERCHÉ SENZA MEMORIA NON C’È FUTURO.

Roma, 16 Ottobre 2014

Antuane E. Davila Mazzetti

In foto: la testimonianza di Enzo Camerino il 16 ottobre, con la Comunità di Sant’Egidio e la comunità ebraica.

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