UNA SPIAGGIA, IL MARE, L’ESTATE…

E anche questa è andata. Ieri sera come tanti, forse come tutti i ragazzi italiani, ho trascorso il Ferragosto in spiaggia tra falò, tende, stuoie e risate; il mare placido è stato il palcoscenico scuro del bagno di mezzanotte e l’Etna sullo sfondo eruttava gioia, lapilli e lava incandescente, che tracciava una linea all’orizzonte scendendo dai fianchi neri “dda muntagna” come si dice qui.

L’alba ha ridipinto il cielo da blu a rosa, e una sole sempre troppo acceso ha riportato tutti alla realtà del giorno dopo, accaldati e assonnati, colorando tutto in azzurro.
Ma ieri, guardando il mare muoversi al buio, le onde bagnare gli audaci avventori che hanno provato a dormire sulla riva… ecco, ieri ho pensato, per un attimo, a quanto successo l’anno scorso.
Una telefonata pochi giorni prima di Ferragosto, ci ha portato al fianco di ragazzi come noi che hanno affrontato quel mare, tanto placido quanto assassino, per cercare una vita migliore. Per la speranza.

Ho ripensato ai guanti gonfiati dai volontari a mo’ di palloncini per far ridere i bambini, ancora coperti di sale e affamati, accaldati e assonnati dopo tante nottate alla deriva. Ho ripensato alle madri, ai giovani miei coetanei e in cuor mio non ho trovato differenze tra noi. Ho ripensato alle magliette incollate addosso dal caldo, proprio come ieri in spiaggia, e mi sono reso conto di quanto vicine erano queste immagini nei miei ricordi.

Targa 10 AgostoIl 10 Agosto di quest’anno a Catania è stata posta una targa commemorativa per l’occasione. Un anno dopo si è deciso che non solo era giusto ricordare quei ragazzi, giovani come noi e alcuni anche più piccoli, morti per un sogno di pace e con la speranza nel cuore, ma era anche giusto farlo nel segno di una città che non sceglie la via più facile, la via di chi si gira dall’altra parte e ignora un grido di aiuto.

Durante quest’anno, con i giovani e grazie ad essi, si è saputa creare un’alternativa d’integrazione che non reggesse su parole e discorsi sterili, ma su azioni semplici e piene di significato.

Non sono apparse banali le parole del portavoce di Sant’Egidio in Sicilia, Emiliano Abramo, che ha commentato così la posa della targa: “Catania è una città che non dimentica -e non vuole dimenticare!- la storia di chi, cercando una speranza di vita migliore, ha trovato la morte.

Non sono storie annegate nel mare, bensì storie che sono state consegnate a noi e alla nostra umanità. Viviamo in un tempo in cui sembra difficile accogliere, ma le difficoltà che incontriamo, ciò non hanno portato la gente da un’altra parte, e anzi, hanno messo ancor più in evidenza quel tratto umano di accoglienza.“.

E non abbiamo intenzione di dimenticare quelli che per noi sono come fratelli. Un anno dopo, siamo ancora qui, con l’idea che l’accoglienza e l’incontro tra culture sia l’unica strada per mantenere viva un’umanità che va spegnendo sé stessa in inutili diatribe.

Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro
(Bob Dylan)

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