Intervista a Felix, giovane per la pace di Mineo.

FelixFelix Asante è un giovane richiedente asilo politico che il giorno del funerale di Stato a Catania per le vittime del tragico sbarco del 13 Maggio in cui hanno perso la vita diciassette persone, ha offerto alla cittadinanza la propria testimonianza. La testimonianza di un ragazzo di appena diciannove anni, che la traversata l’ha fatta, riuscendo a sopravvivere e trovando in Italia un’inaspettata sorpresa: Conoscendo la Comunità di Sant’Egidio infatti si è sentito a casa ed ha deciso di impiegare le sue forze per aiutare chi è più povero e per costruire la pace.

Salve Felix, raccontaci un po’ di te

Sono nato diciannove anni fa, da mamma ganese e da papà maliano, lei era una commerciante, comprava cose in mali e le vendeva in Ghana. Là ha conosciuto mio padre, hanno avuto una relazione e lei è rimasta incinta. Purtroppo sposarsi non era possibile, perché mia mamma era musulmana e mio padre cristiano, e ci sarebbe stato il matrimonio solo se mia mamma fosse diventata cristiana. La famiglia di mia madre non ha accettato.

Come era la tua vita in Africa?

Impossibile, era una vita insostenibile a causa di tanti problemi,per questo motivo ho cercato di trovare una vita migliore. In Africa non c’è pace, non la conosciamo nelle famiglie, nella vita, nei cuori, fuori fuori e dentro casa.

Quindi, cosa hai fatto?

Ho cercato di arrivare in Libia. Ma per arrivare in Libia devi passare dal deserto: lì o sopravvivi o muori. Molti miei amici sono morti, tante, tante persone, io sono fortunato perché sono rimasto vivo.

 E una volta in Libia?

Stare in Libia non era buono, sono stato prigioniero e ho subito tante torture. Sono stato preso a botte, nel mio corpo porto i segni delle torture ed ho deciso di venire in Italia.

Poi cosa è successo?

In prigione ci facevano lavorare, sono stato lì diversi mesi. Un giorno mi hanno detto di scendere in spiaggia e mi hanno messo su una barca. Non sapevo cosa sarebbe successo, non sapevo che sarei venuto in Italia. Grazie al cielo sono arrivato vivo.

Come hai conosciuto la Comunità di Sant’Egidio?

A dicembre, durante il Pranzo di Natale, sono entrato a fare parte dei Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio. Farne parte ha cambiato la mia vita, è stata la mia svolta, perché quando vivevo in Africa non conoscevo la parola ‘pace’, io stesso non avevo pace. Noi giovani africani veniamo in Europa perchè è una terra di Pace.

Oggi in questa giornata di dolore hai raccontato la tua storia, come ti senti ad essere qui?

Anche  io sono passato attraverso il mare e quello che è successo a queste persone sarebbe potuto succedere anche a me. Dio ci ha salvati. Ho visto la morte con i miei occhi”, nella mia barca abbiamo avuto lo stesso problema. Sono veramente triste oggi.

Felix, qual è il tuo sogno?

Sono contento di quello che il Governo italiano e gli italiani hanno fatto per me. Lavorerò duro per l’Italia e ho un sogno: aiutare le persone povere come me e quelle senza casa e aiutare il mondo a portare la pace. Come ho detto durante la mia testimonianza, dobbiamo unire le forze, tutti, per la pace, perchè uniti ci troviamo, divisi cadremo.

Grazie Felix!!!

Grazie a voi!

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