Intervista al Prof. Alessandro Zuccari – Seconda Parte

Dopo il gradimento manifestato per la prima intervista al Prof. Zuccari, pubblichiamo la seconda, in attesa di ascoltare una sua riflessione sul senso piu’ profondo delle Feste vissute per e con i poveri, domani  alle ore 16.30 presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere. (per maggiori informazioni)

Domanda: Come definirebbe i “giovani per la pace”?

Risposta: I giovani della pace sono una risorsa strepitosa perché hanno un’età, energie, cultura, la forza nel trasmettere la fiducia nel fare qualcosa, ma anche letteralmente per cambiare la condizione di chi è povero ed escluso.

D: Lei che è stato un precursore di quelli che oggi chiamiamo “giovani per la pace”, ha iniziato il suo cammino avvicinandosi ai molti emarginati nella Roma di quarant’anni fa, se penso agli emarginati di oggi mi vengono in mente zingari e rom…

R: Io conosco i rom da tanti anni, ho tanti amici rom e non perché abbiano virtù speciali ma per il semplice fatto che i rom sono come noi: sono europei! sono esseri umani! Talvolta si dice che i rom quando crescono diventano violenti. E non è così. Ma se ognuno di noi crescesse con l’idea che c’è un pregiudizio verso di me per come sono, per la mia origine, per la mia religione, per la mia cultura, per il mio modo di vivere, per il fatto che non ho una casa, come pensate che sarei potuto crescere se non avessi avuto chi aveva fiducia in me? Come potevo essere una persona tranquilla e senza problemi?

In uno dei pranzi di Natale in cui sono stato avevo accanto dei bambini rom. Questi bambini rom al Nuovo Salario sorridevano si passavano le cose servite e poi dicevano: “vuoi”? Uno aveva otto anni, la ragazza  ne aveva undici. Sono rimasto colpito per il loro sorriso e il fatto che fossero contenti e gentili. Ma sono rom? Siamo sicuri che siano rom dei bambini che non maltrattano, che non ti guardano con aria sospetta, non ti rubano nel piatto e magari anche nella tasca? […] Pure i rom debbono rispettare gli altri. Ma anche noi dobbiamo rispettarli e non disprezzarli.

È falso e ingiusto dire che i rom sono una massa di ladri!

D: L’ignoranza diffusa che spesso sfocia in razzismo può giustificarlo?

R: No, certo! Tuttavia chi di noi non è stato un po’ razzista, e non solo verso i rom? Siamo tutti un po’ razzisti perché tutti abbiamo le nostre paure, abbiamo dei pregiudizi verso chi è diverso. Il razzismo non è solo un’ideologia, è anche un istinto! Noi possiamo cambiare il mondo, perché tutto può cambiare! Nessuno è così razzista da non poter diventare incuriosito e democratico. D’altra parte neanche io a diciassette anni quando ho conosciuto la Comunità andavo a braccetto con gli zingari tutti i giorni; non sono cresciuto pensando che gli zingari erano i miei migliori amici. […] Ma se c’è disprezzo per gli zingari io mi sento zingaro perché voglio stare dalla parte di chi viene escluso e messo “nella stalla”. Perché i profughi si accolgono malvolentieri, e invece di case si danno loro delle “stalle”? Abbiamo i nostri problemi d’accordo, e dobbiamo pensare prima ai nostri; ma pensare prima i nostri non vuol dire escludere gli altri.

D: cosa intende per “stalla”?

R: Mi riferisco alla stalla della Natività: Dio non si è sporcato solamente le mani, ma ha fatto sua la condizione dei più poveri: pensate cosa vuol dire essere messi da bambino in una stalla! E quanti bambini oggi è come se vivessero nelle stalle? Dio ha scelto di condividere la condizione dei bambini che non hanno un posto, ma hanno il posto degli animali. È ingiusto! È la ribellione ad un mondo disumano, è proprio questo: guardare la realtà, conoscerla a fondo e far emergere le contraddizioni! E’ sentirsi coinvolti in prima persona a cambiare le cose.

Em.Me.

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