Città per la vita. La storia di Shujaa Graham

In occasione dell’importante iniziativa “Città per la vita” della Comunità di Sant’Egidio molti giovani italiani hanno avuto la possibilità di incontrare persone eccezionali. Nei prossimi giorni racconteremo alcuni di questi incontri.Iniziamo con un post scritto dagli studenti del Liceo Labriola di Ostia sull’incontro con Shujaa Graham avvenuto il 3 dicembre nella sede della Comunità di Sant’Egidio di Ostia a cui hanno partecipato più di 300 studenti da diverse scuole del quartiere.




Gli ultimi cinque anni benchè fuori dal carcere erano stati tormentati a parte qualche breve sprazzo di felicità.
Dopo il braccio della morte aveva confessato diverse volte di desiderare di non essere mai nato e di aspettare con 
ansia il trapasso. Poco dopo il proscioglimento, la sorella Annette lo aveva visto davanti alla finestra della cucina come in trance. Ron le aveva preso la mano e le aveva detto :<< Prega con me, Annette. Prega il Signore che mi prenda adesso>>.
(John Grisham, l’Innocente. Tratto dalla storia vera di Ron Williamson per anni detenuto nel “Death Raw”, rilasciato 5 giorni prima della condanna).

Questo non è il caso di Shujaa Graham. Shujaa nasce a Lake Providence in Louisiana nel 1951. Da ragazzo si trasferisce a Los Angeles dove entra a far parte di una gang di criminali, per sentirsi forte, protetto, migliore, sicuro. Passa la sua adolescenza in riformatori e a 18 anni viene trasferito nel carcere di Soledad prison. Mr. Mohammed, un amico quarantacinquenne che conobbe dentro la prigione, gli insegnò la storia lo educò e proprio nel carcere cominciò a combattere per i diritti umani appoggiando le tesi di Malcom X e Martin Luter King. Venne accusato di aver ucciso una guardia carceraria. D’altronde accusare un afroamericano che lottava per i suoi diritti, era comodo a molti.Iniziarono i processi, la condanna; iniziarono gli anni nel Death raw (braccio della morte). Commosso, Shujaa ci racconta dei pestaggi ricevuti dalle guardie carcerarie, prima in un ascensore per 5 minuti poi in una stanza dove 12 guardie lo hanno picchiato per 30 minuti. Non pensava sarebbe sopravvissuto.  Ma Shujaa voleva vivere con tutto se stesso, non ha mai pensato al suicidio; come si fa a non pensare di riottenere la libertà e di smettere di soffrire quando vieni torturato, picchiato, annullato, quando vivi per tre anni in una cella di più o meno due metri quadrati dove il massimo movimento consente l’apertura delle gambe? 
Dopo undici anni nel braccio della morte venne rilasciato. Shujaa è stato annullato di un’identità,privato di ogni diritto. Dopo la condanna a morte, Shujaa venne privato della vita.
Poi arrivò quel Marzo 1981. Venne liberato, di colpo un uomo annullato viene costretto a portare il peso della libertà sulle spalle che grava come un macigno. Shujaa voleva vivere con tutto se stesso,ma non è facile per niente riabituarsi alla vita.
Non ho mai conosciuto uomo più libero, ho pensato uscendo dalla conferenza tenutasi il 3/12/2013. 
La libertà è un diritto. Credete tutti di avere diritto alla vita? Non è così. L’uomo si crede creatore, toglie la vita come se potesse crearla. Noi abbiamo avuto diritto alla vita, siamo cresciuti chi più chi meno in ottime condizioni e crediamo che tutto cio ci sia dovuto; subiamo lo scorrere del tempo come se non avesse un valore, siamo vivi ma sembra che non lo dimostriamo. Molti miei compagni ed io abbiamo conosciuto un uomo che ha combattuto strenuamente per il diritto alla vita, un uomo che ha strappato un pezzo di vita dalle mani degli uomini che gliel’avevano tolta. Shujaa Graham è stato creatore della propria vita e lo ringrazio a nome di tutti per aver condiviso la sua esperienza con noi.

 

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