Notizie dal Mozambico…

Oggi parleremo di un argomento che a noi Giovani per la Pace sta a cuore perché alcuni di noi sono stati in Mozambico, perché ventuno anni fa la pace è stata raggiunta grazie all’impegno della Comunità, perché in Mozambico ci sono circa 100 comunità tra città e realtà locali, perché l’amicizia con questo paese è nata proprio sul tema della pace e ci ha aperto il cuore  sull’Africa. Parlo di Mozambico, però, perché sono preoccupata.

 La Frelimo e la Renamo si sono combattute per quasi vent’anni in una sanguinosa guerra civile, finché la Comunità di Sant’Egidio, non ha deciso di porsi come mediatore, riuscendo a raggiungere dopo 2 anni di trattative la pace. A seguito dei Trattati di Roma (4.10.1992), l’esercito è stato unificato e in Mozambico si sono tenute elezioni libere e democratiche, che hanno portato al potere la Frelimo, mentre la Renamo riusciva a ottenere delle vittorie politiche locali (soprattutto nel nord del paese). La democrazia ha permesso che il Mozambico divenisse uno dei paesi più ricchi ed emergenti dell’Africa, meta di turisti, ma anche di tanti profughi che fuggono dalle guerre e dalla povertà.

Dai giornali ho appreso che il 21 ottobre l’esercito ha attaccato la base della Renamo a Gorongosa, dove il capo del partito, Afonso Dhlakama, era rifugiato da circa un anno e da cui è fuggito verso un luogo ignoto. Sta bene, secondo le dichiarazioni di alcuni giornalisti del giornale mozambicano O Paìs, che l’hanno incontrato, così come sta bene la popolazione, fuggita prima dei bombardamenti. Ho quindi letto su diverse testate che Afonso Dhlakama non riconosceva più i trattati di Roma, per poi leggerne l’esatto contrario circa quattro giorni dopo (il 25 ottobre). Ho pensato, allora, di parlare con qualcuno che è continuamente in contatto con il Mozambico e i Mozambicani, per avere un’immagine più chiara della situazione; pertanto, ho intervistato la professoressa Chiara Turrini, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico.

Redattore: Dai giornali italiani abbiamo letto dell’attacco del governo alla base della Renamo, ma è scoppiata così improvvisamente la tensione o c’erano già dei presupposti?

Chiara Turrini: Sì, dei presupposti c’erano già perché la Renamo ha chiesto di cambiare la legge elettorale in vista delle elezioni municipali che ci saranno e il 20 novembre e le nazionali che ci saranno il prossimo anno e purtroppo non hanno trovato un accordo sulla riforma della legge elettorale. Si erano create da alcuni mesi due delegazioni, una del governo e una della Renamo, per provare a fare un tavolo di dialogo ma purtroppo non è stato trovato l’accordo, fino a che sono cominciati… Degli incidenti c’erano già stati dopo Pasqua di quest’anno nell’ultimo tratto di autostrada, che è la strada principale che collega il Nord con il Sud, vicino a Beira.

R: Quali potrebbero essere le cause delle tensioni? Sono semplicemente politiche o c’entrano anche i giacimenti di gas recentemente scoperti?

CT: In Mozambico hanno trovato molte ricchezze naturali negli ultimi anni, il carbone, il gas… Io penso  che sì, ha a che vedere anche la divisione delle ricchezze ma io penso che in buona parte sia anche un problema politico.

R: Quali potrebbero essere le prospettive? Come evolverà la situazione?

CT: La situazione campa di colpi di scena repentini. Tutti, dalla Comunità di Sant’Egidio, all’Ambasciata americana, all’Unione Africana, all’Unione Europea, alla Comunità dei Paesi dell’Africa australe, si sono espressi perché finisca la violenza riaffermando che l’unica via è il dialogo, quindi speriamo che ambo le parti accettino questa proposto che è abbastanza unanime nella comunità internazionale.

R: La Renamo non aveva dichiarato quattro giorni dopo l’attentato che si sarebbe comunque attenuta agli accordi di pace?

CT: Sì, sì. A un certo punto sui giornali è uscita la notizia che la Renamo non riconosceva l’accordo di pace, in realtà la Renamo ha corretto quest’affermazione. Tutti si esprimono a favore del dialogo, speriamo che prendano questa strada

R: Cosa pensano i Mozambicani? Quali sono le loro paure e le loro speranze?

CT: Fra giovedì, venerdì e sabato praticamente in tutto il Mozambico ci sono state delle manifestazioni a favore della pace e della sicurezza; perché ci sono stati anche vari incidenti: a Maputo ci sono stati dieci rapimenti in una settimana; un bambino, a Beira, è stato ucciso dopo essere stato rapito, quindi la gente è anche abbastanza spaventata. In tutto il paese, però, ci sono state molte marce: dicono che fra giovedì e venerdì hanno partecipato trentamila persone, ieri ce ne sono state altre… E la gente chiede di dialogare. La gente non vuole la guerra. Questo è chiaro e l’hanno espresso bene, con tutte marce pacifiche, quindi speriamo che ascoltino.

Gli avvenimenti degli ultimi due giorni, continuano a far preoccupare, perché gli scontri – nonostante le richieste  della popolazione – non si sono fermati. Non possiamo, quindi, far altro che unirci al coro del popolo Mozambicano e sperare e chiedere per loro: Pace e Dialogo!

Elena

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