L’importanza di chiamarsi Francesco

Gli antichi Romani credevano che nel nome assegnato ad una persona fosse indicato il suo destino. La famosa locuzione latina “nomen omen” tradotta letteralmente, può significare: “il nome è un presagio”, “un nome un destino”, “il destino nel nome”, “di nome e di fatto”.

Le ragioni per cui un papa sceglie un determinato nome sono tantissime e diverse tra loro.

 I papi moderni nella scelta del nome vogliono un po’ come “sintetizzare” il programma del proprio pontificato.

Ecco come il Card. Bergoglio, una volta diventato papa, ricostruisce la scelta del suo nome pontificale.

Quando nel Conclave si stava ultimando lo spoglio dei voti ed egli si stava rendendo conto di essere diventato Papa, alcuni pensieri presero corpo nella sua mente:

“Non dimenticarti dei poveri!. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. L’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il Creato, in questo momento in cui noi abbiamo con il Creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”.

Papa Francesco, il primo pontefice della storia a essersi chiamato così. In questo nome la sintesi del suo programma:  i poveri, la pace, l’amore per il Creato; e poi… Una Chiesa povera per i poveri.

E’ questa la sintesi della vicenda umana di Francesco d’Assisi, un ragazzo come tutti, figlio del suo tempo, che però ha saputo dare una svolta radicale alla sua vita, ha raccolto la sfida di provare a vivere il Vangelo “alla lettera” (così some era scritto), operando nei fatti quel cambiamento personale capace di “trasformare la storia”.  C’è una famosa frase di Gandhi: “Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”. Questa frase esprime bene il senso della vita di Francesco d’Assisi. Una vita eccezionale ma, allo stesso tempo “accessibile a tutti”, nel senso che ognuno può trarre ispirazione, replicandola nella propria epoca e nella propria condizione.

La vita di Francesco d’Assisi è ricca di segni. Di seguito ne riportiamo tre.

Francesco vince il suo terrore per i poveri baciando un lebbroso. Dei lebbrosi (che erano i più poveri tra i poveri) si provava un senso di schifo e ribrezzo; al tempo di Francesco d’Assisi ce ne erano molti e quando passavano tutti fuggivano. Francesco combatte il disprezzo per i poveri innanzitutto iniziando da sé, vincendo il senso di schifo che come tutti lo prendeva. Non solo non fugge, non solo si avvicina, ma lo abbraccia e lo bacia. Cade un muro, inizia una rivoluzione. Il mondo cambia.

Francesco va fino in Egitto per dialogare con il Sultano, il capo dei mussulmani. Era il tempo delle Crociate. L’islam era il nemico, il male, il pericolo da combattere. Uccidere un mussulmano durante la Guerra Santa era considerato un onore, un gesto di fede. Francesco comprese che nessuna guerra, nessuna violenza, può considerarsi “santa”. Solo la pace è santa.  Se nella Bibbia c’è scritto. “non uccidere”, come si poteva togliere la vita a qualcuno “in nome di Dio?”. E poi Gesù non aveva detto di “amare i propri nemici”? Francesco presentandosi disarmato, a mani nude, davanti a quello che allora rappresentava il “nemico più grande”, cioè il Sultano, compì un’altra rivoluzione: la supremazia della parola sulle armi, del dialogo sulla violenza, della pace sulla guerra.

Francesco d’Assisi però compì una rivoluzione più importante:  Riuscì a far comprendere agli uomini e alle donne del suo tempo, rozzi, violenti e superficiali, la ragionevolezza e la concretezza del Vangelo. Non un libro di belle parole “irraggiungibili”, ma una proposta di vita.

A Greccio, nella provincia di Rieti, fece un gesto straordinario. Nella notte di Natale dell’anno 1223, volle rievocare la povertà della nascita di Gesù, attraverso una rappresentazione con personaggi veri che poi divenne nota come il Presepe. Come a dire che c’era e c’è una sconvolgente attualità nelle scene descritte nel Vangelo. La povertà della nascita di Gesù è identica a quella di tanti bambini poveri, che nascono in tante parti del mondo e in tanti momenti della storia. E non è un caso che Gesù, il figlio di Dio, abbia scelto di nascere  “povero tra i poveri”, come per indicare a tutti quale sia la parte giusta, dove scegliere di stare.

Ecco chi era Francesco d’Assisi, un modello per i Giovani per la Pace.

Ognuno di noi come Papa Bergoglio, può scegliere (idealmente dal punto di vista anagrafico, ma concretamente nella vita), di chiamarsi Francesco e iniziare a dare il proprio contributo per cambiare la storia.

Ognuno di noi può fare suo questo invito di Papa Francesco:

 “Sentite bene, giovani:  andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente (…).  Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per i grandi ideali, giovani!”.

La Redazione

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