Guerra civile siriana

Si afferma più volte che l’ Europa vive da  tempo un periodo di prospera serenità e pace in un contesto territoriale che non conosce conflitti bellici mondiali da oltre 50 anni( in questo lasso di tempo  la guerra fredda non ha rappresentato una vera e propria guerra armata). Sicuramente questo è vero ma come si può cantare vittoria quando a “pochi”chilometri di distanza da noi è in atto una guerra civile che sta decimando un’ intera popolazione? Stiamo parlando ovviamente della Siria.

 Questo stato si inserisce di diritto nel contesto della primavera araba, corrente di agitazioni e proteste dell’ area medio-orientale iniziata nell’ inverno 2010 contro i regimi di stampo autoritario/totalitario.
I protagonisti del conflitto siriano sono caratterizzati da discrepanze  ideologiche e soprattutto economiche: da una parte abbiamo una popolazione civile alla stregua delle forze e dall’ altra forze militari governative guidate dal presidente Bashar Al-Assad,dittatore autoritario. Come potrete ben capire l’ origine del conflitto è di natura politica. Infatti in seguito alle pressanti richieste di maggiori liberta individuali, sociali, politiche (libertà di manifestazione e libere elezioni) le risposte democratiche del regime non sono arrivate al mittente. Il governo non ha voluto compiere un processo di cambiamento istituzionale proiettato verso forme democratiche occidentali

Il conflitto risale addirittura a 2 anni fa,( il 15 marzo 2011) esploso per mano di pochi  rivoltosi.
In poco tempo è divenuto dapprima caso nazionale e in seguito internazionale. L’ instabilità interna ha coinvolto l’ equilibrio degli stati confinanti, quali Turchia, Israele e quelli oltreoceano come gli Stati Uniti.
Secondo l’ ultimo bilancio 90.000 persone sono state uccise dall’ inzio del conflitto, tra i quali anche migliaglia di donne e bambini innocenti. Numero che  potrebbe aumentare vertiginosamente fino a quando non si giungerà ad una proposta istituzionale pacifica.
In questo drammatico panorama sono coinvolti Mar Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi, due vescovi siriani amici della Comunità di Sant’Egidio. Sequestrati negli ultimi giorni di aprile nei pressi di Aleppo, stavano lavorando per la convivenza pacifica in Siria.

L’ appello dei giovani della pace è chiaro: chiediamo che la comunita internazionale intervenga affinchè i due vescovi vengano liberati e non solo. Auspichiamo che il conflitto siriano giunga al termine dopo anni di inutili e sanguinose lotte. Il nostro appoggio incondizionato va sicuramente alla popolazione siriana, da troppo tempo schiacciata dal terrore del corpo statale.
La democrazia è un diritto e va tutelato. Come potremmo rimanere indifferenti quando anche una sola persona non sarà libera dalla guerra e dalle ingiustizie sociali?

 Fabio Lazzari

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