I giovani e l’eredità dei testimoni

Proprio pochi giorni fa la Comunità di S. Egidio e i Giovani per la Pace della Germania hanno commemorato i Rom e i Sinti deportati ad Auschwitz durante il regime nazista.


Alla cerimonia è intervenuta Rita Prigmore, tedesca di etnia sinti, vittima degli esperimenti genetici dei medici nazisti sui gemelli.


Come lei, gli oramai purtroppo pochi sopravvissuti al genocidio di Ebrei, Rom, Sinti (a cui si uniscono omosessuali, oppositori al regime nazista, prigionieri di guerra, malati di mente, Testimoni di Geova, Russi, Slavidi varie nazionalità) spesso viaggiano in tutto il mondo per fornire la propria testimonianza diretta su ciò che è accaduto in quegli anni.
Le loro voci riportano alla memoria collettiva l’aberrazione a cui è potuta giungere l’umanità quando ha smarrito il senso della dignità e dei diritti della persona umana.

Quando intervengono nelle scuole, i ragazzi si rendono conto pienamente dell’importanza e dell’ unicità di questi incontri.

Sentir raccontare in prima persona i soprusi subiti nei campi di concentramento e sterminio, oppure nelle strutture correlate, rappresenta infatti un momento molto intenso e si fa strada la necessità di confrontarsi, di capire.


Ognuno di loro riporta, tradotta nella propria esperienza, la Storia d’interi popoli.

Moltiplichiamo queste storie per i milioni di vittime innocenti.

Pensiamo ai recenti studi secondo cui ci sarebbe la probabilità che le vittime dei campi di concentramento nazisti siano molte più di quanto non si creda.

Consideriamo che i genocidi nel mondo sono stati numerosi.

Nonostante ciò il negazionismo e nuove forme di razzismo dilagano pericolosamente.


Gli studenti, che rischierebbero di percepire determinati fatti come lontani e astratti, si ritrovano ad affrontare improvvisamente il dolore e la forza psicologica delle persone che certe cose le hanno vissute sulla propria pelle.

Nell’ascoltare i testimoni, ragazzi dalle idee eterogenee sono accomunati dalla stessa commozione: diviene forte la consapevolezza di essere fortunati e di dover trasmettere ciò che si è ascoltato agli altri. Bisogna contribuire ad irrobustire, nella nostra società, gli anticorpi al razzismo e alla violenza, per impedire che tutto ciò si ripeta.

Noi giovani abbiamo la responsabilità di raccogliere il testimone della memoria.

Sta a noi far sì che arrivi a destinazione, fondando una società migliore con l’impegno concreto.

Non solo nelle giornate commemorative.



Chen Laura Sarno

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